Durante un’intervista rilasciata di recente, Salvini ha pronunciato delle vere e proprie parole al miele verso Trump.
Dopo la prova social di Renzi, Salvini è finito al centro dell’opinione pubblica per via di un altro fatto a lui indirizzato. In un’intervista rilasciata di recente, riporta Fanpage, il ministro si è lasciato andare ad alcune dichiarazioni lusinghiere nei confronti del presidente USA.
Nonostante l’intervista in questione risalga a ormai parecchi mesi fa, è tornata in auge a causa di un repost effettuato da Trump all’interno del suo social media di riferimento, ovvero Truth. Ecco il contenuto dell’intervista.

L’intervista di Salvini
Il leader della Lega è stato intervistato da Breitbart, giornale di estrema destra statunitense. Il succo principale del suo intervento può essere “riassunto” in una difesa a oltranza nei confronti del presidente USA.
Su di lui e sul suo operato riguardante l’immigrazione, il ministro ha infatti detto: “Non penso che il presidente Trump abbia bisogno dei miei consigli. Le immagini che sono uscite sono assolutamente impressionanti“.
Poi, c’è stato un attacco rivolto ai giornali italiani: “L’intero sistema mediatico italiano prova a far passare Trump come instabile. Gli attacchi sono quotidiani”, ma nonostante questo “i rapporti tra Italia e Stati Uniti sono eccellenti”.
C’è stata inoltre una marcata difesa nei confronti dei dazi applicati nel corso dell’ultimo perodo: “Il presidente Trump non si sveglia la mattina e parla di tariffe perché si annoia: è chiaro che ha un progetto, un obiettivo“.
I ringraziamenti a Trump
Salvini ha poi ringraziato Trump per l’operato messo in atto nei confronti dell’ideologia di destra: “Ringrazio il presidente Trump per il suo coraggio, e per il fondamento culturale che sta dando a un progetto economico e politico, perché è fondamentale dare una base culturale, valoriale e ideale“.
Gli elogi sono proseguiti come segue: “Mi sembra che la differenza tra il primo e il secondo mandato del presidente Trump sia questa: ora c’è molta più attenzione su un profondo contesto culturale, e non solo su questioni economiche superficiali“.
Poi, la chiosa finale del ministro: “È quello che stiamo provando a fare anche noi, con difficoltà. Noi siamo gli unici che hanno supportato apertamente il presidente Trump sia nel primo che nel secondo mandato“.