Il commento di Roberto Saviano in merito a come si sta parlando del delitto di Garlasco e all’omicidio di Chiara Poggi. La dura analisi.
Sono giorni frenetici in relazione alle novità legate al giallo del delitto di Garlasco e all’omicidio Chiara Poggi. La svolta legata alla posizione del nuovo indagato Andrea Sempio ha riacceso stampa, tv e tantissimi personaggi che si sono trovati subito a voler commentare la questione. Un parere diverso dal solito è arrivato, invece, da Roberto Saviano, che su Repubblica ha analizzato la situazione parlando di come la morte della povera Chiara sia diventata, a tutti gli effetti, una “fiction oscena“.

Delitto di Garlasco: Saviano e la “fiction oscena”
“C’è qualcosa di profondamente osceno nel modo in cui un Paese intero, di nuovo, si è seduto a tavola davanti a Garlasco con tovagliolo e forchetta”. Sono state queste le prime parole di Roberto Saviano per Repubblica nell’affrontare in modo decisamente inedito la situazione che si sta vivendo nel nostro Paese in relazione al giallo del delitto di Garlasco.
“Una ragazza è morta quasi vent’anni fa e oggi abbiamo deciso che quella morte debba essere una serie da rilanciare per la seconda stagione. Audio rubati di un indagato mandati in onda a colazione, appunti privati letti come nelle serie sugli adolescenti trasmesse da Netflix, plastici, ricostruzioni in 3D, criminologi improvvisati, influencer da milioni di view che spiegano ‘i tre indizi che nessuno ha notato'”, ha aggiunto ancora Saviano.
Lo scrittore ha quindi evidenziato come tutti vogliano e, a quanto pare, possano dire la loro su questa triste vicenda. “[…] Non è il fallimento del giornalismo, è la messa in pratica di una sua funzione che dovrebbe, al più, restare marginale, e invece ha mangiato tutto”.
“Un’arma di distazione di massa”: il duro commento
Dopo aver fatto alcuni esempio, Saviano ha quindi precisato meglio la propria visione: “[…] Un Paese che gioca al detective in poltrona è un Paese che ha rinunciato a chiedere conto ai detective veri, ai magistrati veri, ai giornalisti veri, a chi lavora e rischia. Mentre Garlasco riempie ore di palinsesto, a Crotone è in corso il processo per la strage di Cutro“, ha detto citando la nota vicenda (dopo aver fatto altri esempi) e sottolineando come, da una parte ci sia “un’invasione perenne, dall’altro la totale assenza, il silenzio più assordante“.
Per Saviano “viviamo dentro un’economia dell’attenzione, e l’attenzione è la risorsa scarsa del capitalismo digitale. Chi controlla dove guardi, controlla cosa pensi, e chi controlla cosa pensi, controlla cosa puoi pretendere dalla democrazia. Non chiamatelo giornalismo. Non chiamatelo nemmeno cattivo gusto. Chiamatelo per quello che è, ovvero distrazione di massa, una macchina per consumare il bisogno civile di verità riducendolo a tifo. Pura monnezza. Monnezza che sembra cibo, e proprio per questo non sazia ma fa l’esatto contrario: affama”.