La storia di Enrico Mattei, fondatore e presidente dell’ENI: la sfida alle Sette sorelle, il volo partito da Catania, lo schianto a Bascapè e l’ombra del sabotaggio.
Enrico Mattei è stato una delle figure più decisive e controverse dell’Italia del dopoguerra. Nato ad Acqualagna nel 1906, partigiano durante la Resistenza e poi uomo chiave della ricostruzione industriale, trasformò l’AGIP da ente destinato alla liquidazione nel cuore di una nuova politica energetica nazionale.
Nel 1953 diventò presidente dell’ENI, l’Ente Nazionale Idrocarburi. Da quel momento Mattei costruì un progetto ambizioso: rendere l’Italia meno dipendente dai grandi gruppi petroliferi internazionali, trattare direttamente con i Paesi produttori e ottenere condizioni più favorevoli per lo sviluppo industriale italiano. La sua linea rompeva gli equilibri tradizionali del mercato del petrolio e lo mise in contrasto con interessi economici enormi.

Enrico Mattei: la sfida alle grandi compagnie petrolifere
Mattei non voleva che l’Italia restasse un Paese povero di energia e dipendente dalle decisioni altrui. Puntò sul metano della Pianura Padana, sulla rete dei gasdotti, sulle stazioni di servizio AGIP e su accordi internazionali con Paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente.
Il suo metodo era politico prima ancora che industriale: parlare con i Paesi produttori in modo più paritario, superando i vecchi rapporti considerati troppo favorevoli alle grandi compagnie. Per questo divenne un uomo potente, ammirato da molti e temuto da altri. Il suo nome cominciò a essere associato alla sfida alle cosiddette Sette sorelle, i colossi che dominavano il mercato mondiale del petrolio.
Il volo da Catania e lo schianto a Bascapè
Il 27 ottobre 1962 Mattei partì dall’aeroporto di Catania Fontanarossa diretto a Milano Linate. Con lui c’erano il pilota Irnerio Bertuzzi e il giornalista americano William McHale, della rivista Time-Life. Alle 18.57, mentre l’aereo era in fase di discesa sopra Bascapè, in provincia di Pavia, arrivò l’ultima comunicazione. Poco dopo il velivolo precipitò. Morirono tutti e tre.
All’inizio la tragedia venne trattata come un incidente aereo. Le prime inchieste non portarono a una verità piena e per anni il caso rimase avvolto da sospetti, testimonianze discusse e possibili depistaggi.
Negli anni Novanta, una nuova indagine della Procura di Pavia riaprì la vicenda. La ricostruzione del pubblico ministero Vincenzo Calia indicò l’ipotesi di una piccola carica esplosiva a bordo dell’aereo. Il procedimento, però, venne archiviato senza individuare mandanti ed esecutori con una sentenza definitiva di condanna.
La morte di Mattei resta così uno dei grandi misteri della Repubblica: un uomo che aveva sfidato poteri economici e politici enormi, caduto dal cielo in una sera d’autunno, lasciando dietro di sé una domanda ancora aperta: incidente o attentato?