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Cristina Mazzotti, storia del rapimento e omicidio della studentessa
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Cristina Mazzotti, il rapimento che sconvolse tutti: la studentessa uccisa dalla ’ndrangheta

Polizia

La storia di Cristina Mazzotti, rapita a 18 anni a Eupilio nel 1975, tenuta prigioniera in una buca e trovata morta a Galliate: processi, condanne e memoria.

Cristina Mazzotti aveva 18 anni quando venne rapita nella notte tra il 30 giugno e il 1° luglio 1975, a Eupilio, nel Comasco. Era una studentessa del liceo classico Carducci di Milano e stava rientrando verso la villa di famiglia dopo una serata con gli amici. Quella notte, però, la sua vita venne spezzata da uno dei sequestri più crudeli della storia italiana.

La giovane viaggiava su una Mini Minor insieme al fidanzato Carlo Galli e all’amica Emanuela Lusari. L’auto venne bloccata da un gruppo di uomini armati. I due ragazzi furono immobilizzati, mentre Cristina venne portata via. Il sequestro, maturato nell’ambiente della criminalità organizzata calabrese, sarebbe diventato uno dei casi simbolo della presenza della ’ndrangheta nel Nord Italia.

volante della polizia
volante della polizia – newsmondo.it

Cristina Mazzotti: la prigionia nella buca e il riscatto pagato troppo tardi

Cristina venne nascosta in una cascina nel Novarese e rinchiusa in una buca angusta, con pochissima aria e condizioni disumane. I sequestratori chiesero inizialmente un riscatto enorme alla famiglia. Il padre riuscì poi a raccogliere e consegnare una somma molto più bassa rispetto alla richiesta iniziale, ma Cristina era già morta.

Secondo la ricostruzione processuale, la ragazza morì durante la prigionia, anche per le condizioni estreme in cui era stata tenuta e per i farmaci che le venivano somministrati. Il suo corpo venne ritrovato il 1° settembre 1975 in una discarica a Galliate, in provincia di Novara. La scoperta trasformò il rapimento in una tragedia nazionale e lasciò una ferita profondissima nella famiglia e nell’opinione pubblica.

I processi, le condanne e la memoria di Cristina Mazzotti

Il primo processo si concluse negli anni Settanta con diverse condanne. Alcuni ergastoli furono confermati in via definitiva, ma per decenni rimasero zone d’ombra su mandanti ed esecutori materiali del rapimento.

A quasi cinquant’anni dai fatti, il caso è tornato in aula. Nel 2026 la Corte d’Assise di Como ha condannato all’ergastolo Giuseppe Calabrò e Demetrio Latella per il concorso nell’omicidio volontario aggravato di Cristina Mazzotti. Antonio Talia è stato assolto per non aver commesso il fatto, mentre Giuseppe Morabito è morto prima della sentenza.

La storia di Cristina non è rimasta soltanto una pagina giudiziaria. La madre Carla Airoldi Mazzotti ha custodito per anni la memoria della figlia attraverso la Fondazione Cristina Mazzotti, nata per promuovere educazione, legalità e impegno civile. Oggi il nome di Cristina è ricordato tra le vittime innocenti delle mafie: una ragazza di 18 anni strappata alla vita da un rapimento feroce, diventata simbolo di una violenza criminale che l’Italia avrebbe imparato a conoscere anche lontano dal Sud.

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ultimo aggiornamento: 21 Maggio 2026 20:29

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