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Raffaele Minichiello, il dirottamento del volo TWA 85
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Raffaele Minichiello: il dirottamento del volo TWA 85 da Los Angeles a Roma

Polizia scena del crimine

La storia di Raffaele Minichiello, il Marine italoamericano che nel 1969 dirottò il volo TWA 85 da Los Angeles a Roma: il viaggio transatlantico, l’arresto e il caso diventato leggenda.

Il caso di Raffaele Minichiello è uno dei dirottamenti più incredibili della storia dell’aviazione civile. Spesso confuso con il volo TWA 840, riguardò in realtà il volo TWA 85, partito da Los Angeles e diretto a San Francisco il 31 ottobre 1969. A bordo salì un giovane Marine di origine italiana, reduce dal Vietnam, armato e deciso a farsi portare fino a Roma.

Minichiello era nato in Irpinia ed era emigrato negli Stati Uniti con la famiglia. Si era arruolato nei Marines, aveva combattuto in Vietnam e, al rientro, si era sentito tradito dall’esercito americano per una questione economica e disciplinare. Alla vigilia di una corte marziale, scelse la strada più estrema: salire su un Boeing 707 della TWA e trasformare un volo interno in una fuga attraverso l’Atlantico.

Polizia rilievi prove scientifiche
Polizia rilievi prove scientifiche – newsmondo.it

Raffaele Minichiello: dal volo interno alla rotta verso Roma

Poco dopo il decollo, Minichiello mostrò l’arma e costrinse l’equipaggio a cambiare rotta. Il primo obiettivo fu New York, ma il viaggio richiese più scali. A Denver liberò i passeggeri e parte dell’equipaggio. A bordo rimasero pochi membri della crew, costretti a proseguire con lui.

Il velivolo raggiunse poi JFK, quindi Bangor, nel Maine, e Shannon, in Irlanda, prima dell’ultima tratta verso l’Italia. Il dirottamento coprì circa 6.900 miglia, oltre 11.000 chilometri, e venne ricordato come uno dei più lunghi mai compiuti.

Durante la crisi non ci fu una strage. Partì un colpo d’arma da fuoco, considerato nelle ricostruzioni successivamente come accidentale o comunque non seguito da feriti. Questo contribuì, soprattutto in Italia, a costruire attorno a Minichiello un’immagine ambigua: non solo criminale, ma anche ragazzo ferito dalla guerra e dalle istituzioni.

L’arrivo a Fiumicino, la fuga e il processo

All’arrivo a Fiumicino, il giovane chiese un’auto e prese con sé un funzionario italiano. Voleva raggiungere il Sud, forse l’Irpinia, forse la famiglia. La fuga durò poco: dopo essersi allontanato nelle campagne romane, venne riconosciuto e arrestato nei pressi del Santuario del Divino Amore.

In Italia fu processato e condannato. La pena venne poi ridotta e Minichiello uscì dal carcere nel 1971. Gli Stati Uniti non ottennero l’estradizione, anche perché alcune accuse americane potevano comportare pene molto più gravi.

Il caso resta sospeso tra cronaca, trauma di guerra e leggenda popolare. Raffaele Minichiello compì un atto criminale, ma la sua storia venne letta anche come quella di un giovane reduce, immigrato e smarrito, capace di trasformare un aereo di linea in una fuga disperata verso il Paese da cui era partito bambino.

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ultimo aggiornamento: 17 Giugno 2026 9:49

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