La storia di Mara Calisti, uccisa a Todi nel 1993 con un solo colpo al petto: il mistero della porta chiusa, il padre prosciolto e un assassino mai identificato.
L’omicidio di Mara Calisti è uno dei cold case italiani più inquietanti degli anni Novanta. La notte tra il 14 e il 15 luglio 1993, in un appartamento al terzo piano di via Angelo Cortesi 131, a Todi, la donna venne colpita nella sua camera da letto con un solo fendente al petto. Il colpo recise l’aorta e le lasciò pochissimo tempo per chiedere aiuto.
Mara aveva 36 anni, lavorava come segretaria in uno studio legale e arrotondava con una ditta di pulizie. Era una donna indipendente, conosciuta in città, appassionata di montagna, canto e vita sociale. Quella notte era in casa con il padre Mario Calisti, che dormiva in un’altra stanza.

Mara Calisti: il corridoio, le ultime parole e una scena impossibile
Dopo essere stata ferita, Mara riuscì a trascinarsi fino alla camera del padre. Accese la luce, lo chiamò e crollò poco dopo. Le ultime parole attribuite alla donna sono diventate il cuore del mistero: “Babbo, guarda cosa mi hanno fatto”.
Quando i vicini accorsero, l’appartamento era ormai una scena del crimine difficile da interpretare. La porta d’ingresso non mostrava segni di effrazione, l’arma non venne trovata e nessuno, nel palazzo, disse di aver visto uscire l’assassino. Per questo il caso venne definito “delitto della porta chiusa” o “delitto della camera chiusa”: un omicidio avvenuto in un luogo apparentemente senza vie d’uscita per il colpevole.
Le indagini, i sospetti e il caso rimasto aperto
Il padre di Mara finì sotto indagine, anche perché era l’unica persona certamente presente in casa. Ma contro di lui non emerse un movente solido e la ricostruzione secondo cui avrebbe trasportato il corpo della figlia venne contestata da altri esperti. Nel 2001, Mario Calisti fu prosciolto.
Le indagini guardarono anche alla vita privata di Mara, a una relazione tenuta riservata con un uomo sposato e ad altre possibili piste: un ladro entrato senza forzare la porta, qualcuno fatto entrare dalla stessa vittima, una persona attesa nel cuore della notte. Ma nessuna ipotesi ha portato a una verità giudiziaria.
A più di trent’anni dal delitto, nessuno è stato condannato per l’omicidio di Mara Calisti. Restano un colpo mortale, un corridoio buio, una porta senza segni di scasso e una domanda ancora sospesa: chi entrò quella notte nella stanza di Mara?