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Anatoly Onoprienko, la “belva d’Ucraina” che sterminava famiglie
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Anatoly Onoprienko, la “belva d’Ucraina” che sterminava famiglie intere

Personale specializzato conduce accertamenti su un luogo di interesse investigativo

La vicenda di Anatoly Onoprienko, il serial killer ucraino noto come “la belva d’Ucraina” e “Terminator”: gli omicidi tra il 1989 e il 1996, la caccia all’uomo, la condanna e la morte in carcere.

Il nome di Anatoly Onoprienko è legato a una delle pagine più terrificanti della cronaca criminale dell’Europa orientale. Nato nel 1959 in Ucraina, divenne noto con soprannomi durissimi, come “la belva d’Ucraina”, “Terminator” e “Citizen O”. La giustizia ucraina lo condannò per 52 omicidi, commessi tra il 1989 e il 1996.

Onoprienko non colpiva secondo un unico schema da serial killer “classico”. In molti casi entrava in case isolate, soprattutto nelle campagne, uccideva gli adulti, poi i bambini, rubava oggetti e denaro e infine incendiava l’abitazione per cancellare le tracce. Proprio questa scelta di sterminare intere famiglie trasformò il suo caso in un trauma nazionale.

polizia sirene spiegate scena del crimine
polizia sirene spiegate scena del crimine

Anatoly Onoprienko: le famiglie uccise e il terrore nelle campagne ucraine

La fase più feroce della sua scia criminale esplose tra la fine del 1995 e l’inizio del 1996. Secondo le ricostruzioni, Onoprienko irrompeva nelle abitazioni armato, spesso con un fucile a canne mozze, e non lasciava superstiti. La sua violenza non risparmiava nessuno: uomini, donne, anziani e bambini venivano eliminati con la stessa freddezza.

Uno degli episodi più ricordati avvenne alla vigilia di Natale del 1995, quando una famiglia venne uccisa in una casa di campagna e l’abitazione data alle fiamme. Pochi giorni dopo, un’altra famiglia fu sterminata nella regione di Leopoli. La ripetizione degli attacchi creò panico in più zone dell’Ucraina e diede il via a una delle più grandi cacce all’uomo del Paese.

L’arresto, la condanna e la morte in carcere

Onoprienko venne arrestato nell’aprile 1996, dopo che le indagini arrivarono anche al ritrovamento di armi e oggetti riconducibili alle vittime. Durante il procedimento confessò numerosi omicidi, fino al totale di 52 vittime. Nel 1999 fu condannato a morte da un tribunale ucraino, ma la pena capitale venne poi commutata in ergastolo, nel quadro del percorso dell’Ucraina verso l’abolizione della pena di morte.

Morì in carcere il 27 agosto 2013, a 54 anni, nella colonia penale di Zhytomyr. La sua storia resta quella di un assassino capace di trasformare case qualunque in luoghi di sterminio, ma anche di un Paese che per mesi visse nella paura di un uomo che colpiva senza avvertimento e senza lasciare quasi nessuno vivo dietro di sé.

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ultimo aggiornamento: 21 Giugno 2026 19:04

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