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Massimiliano Grazioli: il sequestro
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Massimiliano Grazioli: il sequestro che segnò la nascita della Banda della Magliana

Polizia

Il rapimento del duca Massimiliano Grazioli nel 1977, il riscatto pagato, l’omicidio e le condanne legate alla Banda della Magliana.

La sera del 7 novembre 1977, cinque uomini armati bloccarono l’automobile del duca Massimiliano Grazioli Lante della Rovere lungo via della Marcigliana, nella zona di Settebagni, alla periferia di Roma. Il nobile agricoltore, allora sessantaseienne, stava lasciando la sua tenuta per rientrare in città.

Il fattore Luigi Nanni, che viaggiava dietro di lui su un’altra automobile, assistette al rapimento e venne a sua volta minacciato. I sequestratori si allontanarono portando con sé Grazioli, mentre la sua vettura fu ritrovata successivamente nei pressi della via Salaria.

Iniziarono così mesi di telefonate, richieste economiche e trattative con la famiglia. Il sequestro sarebbe stato ricostruito pienamente soltanto molti anni dopo e viene considerato uno degli episodi decisivi nella formazione della Banda della Magliana, fino ad allora composta da gruppi criminali impegnati soprattutto in rapine, usura e gioco d’azzardo.

Carabinieri
Carabinieri

Massimiliano Grazioli: il riscatto pagato e la liberazione mai avvenuta

Secondo la ricostruzione emersa dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Maurizio Abbatino, il duca fu trasferito durante la prigionia tra diversi nascondigli. I rapitori avanzarono inizialmente una richiesta molto elevata, poi ridotta durante una lunga trattativa.

Nel marzo 1978 la famiglia consegnò il riscatto, ricevendo la promessa che l’ostaggio sarebbe tornato a casa nel giro di poche ore. Massimiliano Grazioli, però, non venne mai liberato.

La ricostruzione giudiziaria stabilì che il duca era stato ucciso perché avrebbe visto in volto uno dei suoi carcerieri. I responsabili continuarono comunque a trattare con la famiglia e incassarono il denaro. Il cadavere venne nascosto in un luogo rimasto sconosciuto e i suoi resti non sono mai stati ritrovati.

La mancanza del corpo lasciò per anni aperti interrogativi sulla data precisa, sul luogo e sulle modalità dell’omicidio.

Le rivelazioni di Abbatino e il processo

Per oltre quindici anni il sequestro rimase senza una ricostruzione giudiziaria completa. La svolta arrivò nei primi anni Novanta con la collaborazione di Maurizio Abbatino, figura di primo piano della Banda della Magliana. Le sue dichiarazioni permisero agli investigatori di ricostruire l’organizzazione del rapimento e di individuare i gruppi coinvolti.

Nel 1994 nove persone furono rinviate a giudizio. Il processo per il sequestro e l’omicidio cominciò a Roma nel gennaio 1995 e comprese anche l’ascolto delle registrazioni delle telefonate effettuate dai rapitori alla famiglia.

Il procedimento portò a pesanti condanne per i partecipanti al sequestro e per alcuni degli uomini ritenuti coinvolti anche nell’omicidio e nell’occultamento del corpo. Tra i condannati figurò Marcello Colafigli, indicato dalle successive cronache giudiziarie come uno dei promotori storici della Banda.

Il denaro ottenuto con il rapimento contribuì alla crescita criminale del gruppo. Per questo il caso Grazioli viene ricordato come l’atto che segnò il passaggio dalle bande di quartiere a un’organizzazione capace di controllare una parte consistente della malavita romana.

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ultimo aggiornamento: 19 Luglio 2026 14:27

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