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Il mistero di via Monaci, il caso Fenaroli che divise l’Italia
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Il mistero di via Monaci, il caso Fenaroli che divise l’Italia

Polizia

L’omicidio di Maria Martirano, la ricostruzione contro Giovanni Fenaroli e Raoul Ghiani e il processo che divise l’Italia tra colpevolisti e innocentisti.

Nella notte tra il 10 e l’11 settembre 1958, Maria Martirano, 47 anni, venne strangolata nella sua abitazione di via Ernesto Monaci 21, vicino a piazza Bologna, a Roma, scatenando un caso che verrà per sempre chiamato il “caso Fenaroli”. La mattina seguente il suo corpo fu trovato sul pavimento della cucina.

Il marito, Giovanni Fenaroli, si trovava a Milano e disponeva apparentemente di un alibi inattaccabile. L’assenza di un esecutore immediatamente identificabile trasformò l’omicidio in quello che la Rai avrebbe poi definito il primo giallo italiano del dopoguerra.

Il caso conquistò le prime pagine e alimentò un confronto pubblico senza precedenti. Per mesi l’Italia seguì indagini, testimonianze e ricostruzioni, dividendosi tra chi riteneva credibile l’accusa e chi considerava troppo fragili gli elementi raccolti.

camionetta della polizia
camionetta della polizia – newsmondo.it

Omicidio Fenaroli: la ricostruzione contro Fenaroli e Ghiani

Secondo l’accusa, Fenaroli aveva organizzato l’omicidio per ottenere 150 milioni di lire da una polizza sulla vita della moglie. La firma di Maria sull’appendice assicurativa venne considerata contraffatta e il marito fu successivamente condannato anche per falsità e tentata truffa.

Il collaboratore Egidio Sacchi divenne un testimone centrale. Dichiarò che Fenaroli, durante una telefonata alla moglie, le aveva annunciato l’arrivo di un incaricato chiamato Raoul, al quale avrebbe dovuto consegnare alcuni documenti.

L’uomo venne identificato nell’elettrotecnico milanese Raoul Ghiani. La ricostruzione giudiziaria sostenne che fosse partito in aereo da Milano, avesse raggiunto Roma e fosse poi rientrato con un vagone letto. Ghiani fu indicato come esecutore materiale e Fenaroli come mandante. Nessuno assistette però direttamente all’omicidio: il procedimento si fondò sulla convergenza di testimonianze e indizi.

Gli ergastoli e la folla davanti al tribunale

Il processo iniziò nel febbraio 1961 e si protrasse per 76 udienze. Alle 5.13 dell’11 giugno, la Corte d’assise di Roma condannò Fenaroli e Ghiani all’ergastolo per omicidio premeditato. Carlo Inzolia, coinvolto nell’inchiesta, fu inizialmente assolto per insufficienza di prove e successivamente condannato a 13 anni in appello.

La notte del verdetto, circa 20 mila persone attesero davanti al Palazzo di Giustizia. Nei bar, nelle piazze e sui giornali si discuteva della colpevolezza degli imputati: il procedimento divenne il primo grande processo mediatico dell’Italia repubblicana.

Le condanne all’ergastolo furono confermate nei successivi gradi di giudizio. Fenaroli morì in carcere nel 1975; Ghiani, che continuò a dichiararsi innocente, ottenne la grazia dal presidente Sandro Pertini nel 1984.

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ultimo aggiornamento: 21 Luglio 2026 18:24

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