In questo articolo scopriremo cosa succede a coloro che utilizzano i permessi della legge 104 per scopi personali.
Dopo la notizia degli arretrati senza Isee, è giunto il momento di approfondire un altro aspetto riguardante la Legge 104. Sky Tg 24 ha infatti riportato una sentenza della Cassazione riguardante un contribuente che ha utilizzato i permessi che gli sono stati concessi, per fini personali.
Prima di procedere con la descrizione del caso, è bene sottolineare come i permessi non equivalgano ad un maggiore tempo libero. Vengono infatti concessi per assistere i propri cari bisognosi di cure, e non per sè stessi.

Legge 104: la sentenza della Cassazione
Un lavoratore dipendente, ha richiesto due permessi fruiti nell’arco di due settimane. Dopo essersi insospettito, il datore di lavoro ha incaricato un’agenzia con lo scopo di verificare il modo in cui la persona richiedente impiegasse il tempo concessogli.
Si è scoperto come l’uomo in questione avesse accudito sua madre 30 minuti durante il primo giorno, e 38 minuti durante il secondo giorno. Il resto del tempo a disposizione, è stato perciò dedicato ad altre faccende personali.
Così, pochi mesi dopo, nello stesso anno della vicenda (2023) è avvenuto il licenziamento per giusta causa. Il dipendente non aveva fornito prove sufficienti per dimostrare la sua innocenza, motivo per cui il ricorso in Cassazione si è rivelato inefficace, ritrovando perciò la sua richiesta rigettata.
Perchè i permessi non sono tempo libero
Poichè i permessi derivanti dalla legge 104 vengono utilizzati per le cure da dedicare ad un’altra persona, non possono essere destinati al proprio tempo libero. La Corte specifica tuttavia come il fattore di valutazione principale non sia il tempo effettivo.
Ci si può infatti dedicare alla persona in questione anche attraverso pratiche svolte nei suoi interessi. Motivo per cui non è prevista, nè tantomeno resa obbligatoria, la propria presenza vicino alla persona in questione.