Tra il 1986 e il 1987 Gary Heidnik segregò sei donne nella propria casa di Philadelphia. Due morirono, mentre la fuga di Josefina Rivera permise di salvarne altre tre.
Tra il novembre 1986 e il marzo 1987, Gary Michael Heidnik sequestrò sei donne e le tenne prigioniere nel seminterrato della propria abitazione di North Philadelphia. Le vittime vennero incatenate, ripetutamente aggredite e, in alcuni periodi, rinchiuse in una buca scavata nel pavimento.
Quattro donne riuscirono a sopravvivere. Sandra Lindsay e Debra Johnson Dudley, invece, morirono durante la prigionia. La responsabilità di Heidnik non deriva da ricostruzioni successive: nel 1988 una giuria lo dichiarò colpevole di due omicidi di primo grado, sei sequestri, cinque stupri, quattro aggressioni aggravate e altri reati sessuali.
La vicenda emerse il 24 marzo 1987, quando una delle prigioniere riuscì a raggiungere la polizia.

Gary Heidnik: la fuga di Josefina Rivera e il blitz della polizia
La donna che diede l’allarme era Josefina Rivera. Dopo circa quattro mesi di prigionia, riuscì a conquistare la fiducia di Heidnik, che le permise di uscire temporaneamente credendo che sarebbe tornata. Rivera raggiunse un telefono pubblico e spiegò agli agenti che tre donne erano ancora segregate nella casa e che altre due erano morte.
Heidnik si trovava poco distante, in attesa del suo ritorno, e venne arrestato. Guidati dalle indicazioni di Rivera, gli agenti entrarono nell’abitazione e trovarono tre donne ancora vive, incatenate nel seminterrato. Due erano su un materasso, mentre la terza si trovava nella buca coperta con assi e sacchi di terra.
Nella casa furono recuperati anche resti appartenenti a Sandra Lindsay. Il corpo di Debra Dudley era stato invece trasportato e abbandonato in un’area boschiva del New Jersey.
Il processo, la pena capitale e l’esecuzione
Durante il processo la difesa sostenne che Heidnik soffrisse di schizofrenia e non fosse penalmente responsabile. L’accusa presentò invece testimonianze e comportamenti che, secondo i suoi esperti, dimostravano la capacità dell’imputato di comprendere le proprie azioni e la loro illiceità .
La giuria respinse la difesa per infermità mentale. Il 1° luglio 1988 lo riconobbe colpevole; per entrambi gli omicidi venne stabilita la pena capitale, formalmente imposta il 2 marzo 1989. La Corte Suprema della Pennsylvania confermò verdetti e condanne nel 1991, ritenendo sufficienti le prove della sua responsabilità .
Negli anni successivi nacque un lungo contenzioso sulla sua capacità di rinunciare agli appelli, promosso anche dalla figlia. Heidnik continuò però a chiedere che la sentenza fosse eseguita.
Il 6 luglio 1999, a 55 anni, venne ucciso mediante iniezione letale nel penitenziario di Rockview. Rimane, ancora oggi, l’ultima persona giustiziata dallo Stato della Pennsylvania.