Nel 1983 Barbara Sellini e Nunzia Munizzi furono trovate uccise a Ponticelli. Tre giovani furono condannati all’ergastolo, ma il caso resta segnato da fortissimi dubbi.
La sera del 2 luglio 1983, Barbara Sellini, 7 anni, e Nunzia Munizzi, 10, scomparvero dal rione INCIS di Ponticelli, nella periferia orientale di Napoli. Il giorno seguente i loro corpi furono trovati in un canalone: presentavano numerose ferite ed erano stati parzialmente bruciati. Il duplice omicidio provocò un’enorme ondata di paura e indignazione.

Tre ragazzi diventano i “mostri di Ponticelli”
Nel settembre 1983 furono arrestati Ciro Imperante, Giuseppe La Rocca e Luigi Schiavo, tre giovani operai incensurati tra i 19 e i 21 anni. Le accuse si fondarono soprattutto su testimonianze secondo cui i tre avrebbero parlato del delitto poche ore dopo la scomparsa delle bambine. Non furono però trovate prove biologiche decisive che li collocassero sulla scena del crimine.
Il processo iniziò nel marzo 1986. L’11 aprile i tre furono condannati all’ergastolo e la sentenza venne successivamente confermata nei gradi successivi. Imperante, La Rocca e Schiavo hanno sempre proclamato la propria innocenza. Dopo circa 27 anni di carcere, tornarono in libertà nel 2010.
Nel corso degli anni emersero diverse anomalie: testimonianze modificate o ritrattate, alibi contestati e piste iniziali successivamente abbandonate. Una delle prime indagini si era concentrata su un adulto del quartiere e su una Fiat 500 blu che, secondo una testimonianza, sarebbe stata collegata agli ultimi movimenti delle bambine. Nessuno di questi elementi produsse però una diversa condanna giudiziaria.
L’Antimafia e l’ombra dell’errore giudiziario
I tre condannati presentarono più richieste di revisione del processo, tutte respinte. Nel 2012 un nuovo dossier di oltre mille pagine tentò di dimostrare che l’orario del delitto, gli alibi e alcune testimonianze avrebbero dovuto essere rivalutati, ma nel 2013 la Corte d’Appello di Roma dichiarò inammissibile un’ulteriore istanza.
La svolta più significativa arrivò nel 2022, quando la Commissione parlamentare Antimafia dedicò un’indagine specifica al caso. La relazione sul possibile coinvolgimento della criminalità organizzata nel “massacro di Ponticelli” venne approvata all’unanimità. La Commissione segnalò gravi carenze investigative, possibili depistaggi legati alla camorra e la necessità di approfondire il ruolo di alcuni collaboratori di giustizia e testimoni.
Sul piano legale, tuttavia, le condanne non sono state annullate: Imperante, La Rocca e Schiavo restano formalmente colpevoli in base alle sentenze definitive. Il caso continua quindi a vivere su due piani differenti: una verità giudiziaria consolidata e un insieme di dubbi investigativi così forti da avere spinto anche una commissione parlamentare a chiedere nuovi approfondimenti.