Tutto quello che bisogna sapere sul bonus affitto genitori separati 2026: cosa filtra, cosa comporterà e chi può accedervi.
Potrebbero arrivare presto novità sul fondo destinato a sostenere i genitori separati o divorziati alle prese con le difficoltà legate all’abitazione. La misura è stata inserita nella Legge di Bilancio 2026, ma per renderla concretamente accessibile manca ancora il decreto attuativo. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha fatto sapere che il ministro Matteo Salvini, insieme ai tecnici del dicastero, sta lavorando per rendere operativo il fondo nel minor tempo possibile. Andiamo a scoprire cosa sappiamo e cosa si può ipotizzare, quindi, sul bonus affitto genitori separati.

Bonus affitto genitori separati: cosa sappiamo
Il Mit ha già avviato il confronto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze per accelerare la predisposizione del provvedimento. L’obiettivo indicato è quello di permettere l’erogazione dei primi contributi entro la fine dell’anno. Salvini ha definito l’intervento una misura di equità e buonsenso, pensata per affrontare una situazione di disagio abitativo e offrire un sostegno a padri e madri che, dopo una separazione, devono continuare a essere presenti nella vita dei propri figli.
Le risorse previste ammontano a 20 milioni di euro all’anno, per un totale di 60 milioni nel periodo 2026-2028. La platea potenziale è stimata in circa 15mila beneficiari. Il fondo non rientra nel Piano Casa recentemente varato dal governo, anche se, secondo quanto spiegato dal ministro, è collegato a quel provvedimento.
Il sostegno è rivolto ai genitori separati o divorziati che non sono assegnatari dell’abitazione familiare di proprietà e che hanno figli a carico fino al compimento dei 21 anni. Nelle intenzioni del Mit, il contributo potrebbe raggiungere 500 euro al mese per un massimo di dodici mesi, arrivando quindi a 6mila euro complessivi. L’obiettivo è contribuire alle spese per una nuova abitazione in affitto, dopo aver lasciato quella condivisa con l’ex partner e i figli.
Il contributo potrebbe essere utilizzato principalmente per il canone mensile, ma anche per costi collegati alla locazione, come caparra e registrazione del contratto.
I dettagli da definire: requisiti di accessibilità
Restano però da definire i requisiti precisi. Tra le ipotesi c’è una graduatoria basata sull’Isee. È previsto inoltre che il richiedente non sia assegnatario di una casa popolare e che il nuovo contratto di affitto sia intestato a suo nome e regolarmente documentato.
La Legge di Bilancio, ai commi 234 e 235, non chiarisce esattamente il significato di “figli a carico”, lasciando spazio a interpretazioni. L’ipotesi più diffusa è che il riferimento sia ai figli fiscalmente a carico.
Saranno infine il decreto del Mit, adottato di concerto con il Mef, a stabilire criteri definitivi, importi e modalità per presentare le domande. Solo dopo la pubblicazione del provvedimento sarà possibile sapere anche se la richiesta dovrà essere inoltrata attraverso una piattaforma del Mit oppure tramite il portale Inps e quali documenti saranno necessari.