Svolta nel caso dell’omicidio Diabolik. Gli inquirenti hanno ricostruito la catena di comando dell’agguato a Fabrizio Piscitelli.
A sei anni dall’omicidio di Fabrizio Piscitelli, noto negli ambienti ultrà della Lazio come Diabolik, l’inchiesta della Procura di Roma è arrivata ad una nuova svolta. Per gli investigatori, a dare il via libera all’eliminazione sarebbe stato Michele Senese, storico esponente dell’omonimo clan camorristico considerato tra i gruppi criminali più influenti della Capitale. Nei suoi confronti viene ipotizzato il ruolo di mandante apicale, con un assenso preventivo che avrebbe reso possibile l’agguato.

Omicidio Diabolik: sette arresti
Nel blitz eseguito mercoledì 9 settembre 2026 sono state arrestate sette persone. Tra queste figura Leandro Bennato, ritenuto dagli inquirenti mandante, organizzatore e vertice di un gruppo criminale attivo in diverse zone di Roma. Sarebbe stato Bennato a decidere l’eliminazione di Piscitelli, considerato un concorrente troppo autonomo nel traffico di cocaina. L’obiettivo, secondo la ricostruzione della Dda, sarebbe stato quello di estrometterlo e ottenere il controllo criminale dell’area della Tuscolana.
L’azione avrebbe avuto anche un’altra finalità : riportare sotto il controllo del clan un affiliato che si sarebbe rifiutato di versare la quota dei profitti illeciti richiesta. Nelle casse dei Senese sarebbero arrivati circa 2-3 mila euro al mese, una somma ritenuta irrisoria rispetto alla quantità di droga commercializzata.
Gli atti dell’indagine riportano anche alcune intercettazioni. Un mese dopo il delitto, un indagato avrebbe pronunciato la frase: “Ricordate che a Roma la gente con i soldi rimane sulle panchine”. Per la polizia giudiziaria, il riferimento sarebbe all’omicidio di Piscitelli, ucciso con un colpo di pistola alla nuca mentre era seduto su una panchina. Il gip avrebbe interpretato quelle parole anche come un avvertimento sulle conseguenze del mancato pagamento dei proventi al clan.
I dettagli del caso
Bennato avrebbe curato inoltre gli aspetti logistici, compiendo sopralluoghi e accompagnando sul posto il killer Raul Esteban Calderon a bordo di uno scooter rubato. Alessandro Capriotti, invece, avrebbe avuto il compito di attirare Piscitelli nella trappola, fissando con lui un appuntamento alla panchina del parco di via Lemonia per le 19 del 7 agosto 2019.
Secondo il gip, l’omicidio sarebbe stato compiuto con “metodo mafioso” per agevolare il clan Senese. Agli arrestati vengono contestati, a vario titolo, omicidio aggravato, estorsione, tentato omicidio e associazione finalizzata al narcotraffico. Gli investigatori ipotizzano l’esistenza di un accordo tra diversi gruppi criminali romani, un sistema che avrebbe favorito anche un clima di omertà dopo l’assassinio.