Gli Stati Uniti hanno annunciato sanzioni contro la Corte penale internazionale (Cpi): la nota ufficiale del Dipartimento del Tesoro americano.
Gli Stati Uniti passano dalle minacce ai fatti e annunciano nuove sanzioni contro la Corte penale internazionale (Cpi). La decisione, comunicata attraverso il Dipartimento del Tesoro, arriva nel giorno in cui è stato assegnato il Nobel per la Pace 2026 a Navi Pillay, ex giudice della stessa istituzione. Una coincidenza che accompagna l’inasprimento dello scontro tra Washington e il tribunale internazionale.

L’annuncio degli Usa: parla Rubio
A illustrare la posizione americana è stato il segretario di Stato Marco Rubio, che ha definito la Corte un “tribunale canaglia”. Gli Stati Uniti, ha spiegato, vieteranno le transazioni con l’istituzione, con l’obiettivo di “tagliarne le risorse e paralizzarne la capacità operativa”. Rubio ha ribadito la linea del presidente Donald Trump: “Il presidente Trump non permetterà mai alla Corte Penale Internazionale di perseguire cittadini americani”.
Washington ha già colpito con sanzioni diversi alti funzionari della Cpi e valuta ulteriori provvedimenti diretti contro l’intera istituzione. Al centro della contestazione americana c’è il mandato d’arresto emesso dalla Corte nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, alleato degli Stati Uniti, con l’accusa di crimini commessi a Gaza. Trump aveva inoltre invitato i 125 Paesi membri a ritirarsi dalla Corte, accusandola di essere “fuori controllo”.
La replica della Corte
La risposta della Cpi è stata immediata. In un comunicato, l’istituzione ha dichiarato di “respingere con fermezza le sanzioni Usa”, definendole un «passo senza precedenti», successivo a una serie di misure contro tredici giudici e procuratori indipendenti.
La presidente della Corte, Tomoko Akane, ha assicurato che l’organismo continuerà a operare “con indipendenza e imparzialità”, basandosi esclusivamente sulla legge e sulle prove, a tutela delle vittime di gravi crimini.
Secondo la Cpi, le sanzioni mirano a ostacolarne il lavoro e a intimidire chi vi opera o collabora. L’istituzione considera la misura un attacco allo Stato di diritto e all’ordinamento giuridico internazionale, oltre che un tentativo di impedire lo svolgimento del mandato affidatole dai Paesi membri.
La Corte ha quindi invitato gli Stati a garantirle le risorse necessarie per proseguire le proprie attività. “Nessuno dovrebbe essere punito per aver servito la causa della giustizia”, conclude il comunicato, richiamando la responsabilità della comunità internazionale nel difendere i principi dello Stato di diritto.