La misteriosa morte di Ottavio Bottecchia, primo italiano a vincere il Tour de France. Il ritrovamento nel 1927, le ipotesi di omicidio e il giallo mai risolto.
Il 3 giugno 1927, lungo una strada del Friuli, venne ritrovato gravemente ferito Ottavio Bottecchia, il primo ciclista italiano capace di vincere il Tour de France. Aveva appena 32 anni e, soltanto due anni prima, aveva conquistato per la seconda volta consecutiva la prestigiosa corsa francese, dopo il primo trionfo del 1924.
Il campione si trovava nei pressi di Peonis, frazione di Trasaghis, dove era solito allenarsi. Presentava gravissime lesioni alla testa e altre ferite che, fin dall’inizio, sollevarono interrogativi sulla dinamica dell’accaduto.
Le autorità attribuirono la morte a un incidente, ma nei decenni successivi emersero testimonianze e ipotesi di omicidio che trasformarono la vicenda in uno dei misteri più discussi della storia del ciclismo italiano.

Ottavio Bottecchia: il ritrovamento lungo la strada e la morte in ospedale
Quella mattina Bottecchia era uscito per allenarsi da solo. Secondo le ricostruzioni storiche, alcuni contadini lo trovarono agonizzante nei pressi della strada che collegava Cornino a Peonis.
Il ciclista perdeva sangue dalla testa e presentava diverse lesioni. Fu trasportato in una vicina osteria, dove il parroco don Dante Nigris gli impartì l’estrema unzione, prima del trasferimento all’ospedale di Gemona del Friuli.
I medici riscontrarono fratture alla volta e alla base del cranio, oltre a una lesione alla clavicola destra. Bottecchia morì il 15 giugno 1927, dopo dodici giorni di agonia.
La spiegazione iniziale fu quella di una caduta dalla bicicletta, forse provocata da un malore. Tuttavia, secondo diverse ricostruzioni successive, la bicicletta non presentava danni evidenti, circostanza che alimentò i dubbi sull’incidente.
Un altro elemento contribuì a rendere la vicenda ancora più inquietante: poche settimane prima era morto anche Giovanni Bottecchia, fratello del campione, investito da un’automobile mentre pedalava.
Le confessioni, la pista fascista e il mistero irrisolto
Negli anni successivi comparvero racconti molto diversi tra loro.
Secondo una testimonianza emersa molti anni dopo, un contadino avrebbe confessato di aver colpito Bottecchia, sostenendo di averlo sorpreso mentre prendeva dell’uva nel suo vigneto. La storia presentava però incongruenze e non venne mai confermata da prove decisive.
Un’altra versione chiamava in causa un uomo indicato come Berto Olinas, che avrebbe dichiarato di essere stato incaricato di eliminare entrambi i fratelli Bottecchia per questioni legate alle scommesse clandestine.
La ricostruzione più discussa riguardava invece un possibile omicidio politico durante il regime fascista.
Secondo quanto raccontato in seguito dal parroco don Dante Nigris, Bottecchia sarebbe rimasto vittima di un’aggressione legata alle sue presunte posizioni antifasciste. Questa versione venne ripresa da alcuni studiosi, tra cui Enrico Spitaleri, autore di ricerche dedicate alla misteriosa morte del campione.
Tuttavia, neppure questa ipotesi ha trovato conferme giudiziarie definitive. Le stesse ricostruzioni storiche presentano elementi discordanti sui rapporti tra Bottecchia e il fascismo.
La morte del ciclista venne ufficialmente considerata accidentale e nessuno fu condannato per un suo eventuale omicidio.
A quasi un secolo dai fatti, quindi, resta impossibile stabilire con certezza se Ottavio Bottecchia sia morto per una caduta, un’aggressione o un delitto premeditato.