Quando Alberto Stasi parlò dei Ris che stavano svolgendo le indagini sul delitto di Garlasco. Ecco cosa aveva “intuito”.
Il delitto di Garlasco è tornato al centro del dibattito televisivo, con nuovi interrogativi sulle indagini che hanno portato alla condanna di Alberto Stasi per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi. A riaccendere l’attenzione sulla vicenda è stata una recente puntata di ‘Mattino 5’, durante la quale sono stati ripercorsi alcuni aspetti degli accertamenti svolti sul luogo del delitto.

Delitto di Garlasco: i dubbi sulle indagini su Stasi
Tra gli elementi esaminati ci sono le impronte attribuite a Stasi sul dispenser del sapone presente nella casa della vittima. Secondo quanto ricostruito nel servizio televisivo, oltre alle due impronte giĂ considerate, potrebbero esserci altri segni che, secondo la difesa, non sarebbero stati analizzati in maniera adeguata.
La questione era stata affrontata anche dai legali di Stasi nella memoria depositata nell’agosto 2025. In quell’atto, la difesa aveva chiesto di effettuare nuovi accertamenti sul portasapone del bagno, sostenendo che sarebbero presenti almeno nove contatti papillari. Alcuni di questi, secondo la richiesta, potrebbero risultare utili per ulteriori confronti e approfondimenti.
Cosa disse Stasi sui Ris
Il servizio di ‘Mattino Cinque‘ ha riproposto anche un estratto di una precedente intervista di Alberto Stasi a Le Iene, nella quale l’uomo aveva espresso dure critiche nei confronti dei Ris di Parma e delle tecniche investigative utilizzate. Le sue parole si inseriscono nel quadro delle contestazioni rivolte alle indagini sul caso, che continua a suscitare discussioni e domande.
Nell’intervista a Le Iene, Stasi aveva dichiarato: “I Ris di Parma erano un po’ mitizzati”. L’ex fidanzato di Chiara Poggi aveva ricordato come, a suo giudizio, la televisione avesse contribuito a costruire l’immagine di investigatori capaci di risolvere anche i casi più complessi in tempi rapidissimi.
Poi aveva aggiunto: “Scoprire che le persone, in realtà , venivano portate in carcere sulla base di test che non distinguevano il sangue da una barbabietola illuminava una situazione che si pensava diversa”.
Infine, Stasi aveva concluso: “Fu come un punto di non ritorno. Non si trattava più di svolgere un’indagine, ma di salvare la propria carriera e la propria reputazione”.
#Garlasco, Umberto Brindani: "Immagina se Stasi avesse potuto sapere che sui pedali non c’era nulla" #Mattino5 https://t.co/sKUmgPWDvz
— Mattino5 (@mattino5) October 12, 2026