Chiesto il rinvio a giudizio per l’ex poliziotto Cinturrino per i fatti di Rogoredo e l’uccisione di Abderrahim Mansouri.
Svolta nell’inchiesta sull’omicidio di Abderrahim Mansouri, il ventottenne ucciso il 26 gennaio scorso nel boschetto di Rogoredo, a Milano. Carmelo Cinturrino, ex poliziotto del commissariato Mecenate, destituito dalla Polizia a giugno, non rischia più l’ergastolo e potrà chiedere di essere giudicato con il rito abbreviato. La novità emerge dalla richiesta di rinvio a giudizio presentata dal procuratore Marcello Viola e dal pubblico ministero Giovanni Tarzia, che non contestano più l’aggravante della premeditazione.

Rogoredo: chiesto rinvio a giudizio per Cinturrino
L’accusa resta quella di omicidio volontario, aggravato dalla violazione dei doveri legati alla pubblica funzione. La premeditazione era stata invece contestata fino alla conclusione delle indagini. La sua esclusione consente ora all’ex agente, che non fa più parte della polizia, di valutare la richiesta del rito abbreviato, con la conseguente esclusione della pena dell’ergastolo.
Secondo il capo d’imputazione, Cinturrino avrebbe sparato con la pistola di servizio, una Beretta 9×19, colpendo Mansouri alla parte destra della testa durante un controllo antidroga. Il proiettile sarebbe stato esploso da una distanza di circa 30 metri.
Nell’inchiesta sono emersi anche riferimenti a precedenti minacce rivolte alla vittima, conosciuta con il soprannome di Zack. Un testimone avrebbe riferito frasi come “ricorda a Zack che lo ammazzo” e “Dì a Zack che se lo becco io lo uccido”.
La ricostruzione e niente premeditazione
La ricostruzione della Squadra Mobile evidenzia inoltre che Mansouri non avrebbe avuto un’arma in mano né avrebbe tentato di scappare. Questa seconda circostanza sarebbe compatibile con la posizione del foro d’ingresso del proiettile.
Tra gli elementi contestati all’ex poliziotto figura anche il presunto tentativo di modificare la scena del crimine. Secondo l’accusa, avrebbe lasciato una pistola accanto al corpo del giovane, ritardato l’arrivo dei soccorsi quando Mansouri era ancora vivo e fatto pressioni su alcuni colleghi affinché concordassero una versione comune dei fatti.
L’esclusione della premeditazione rappresenta dunque un passaggio rilevante sul piano processuale, mentre resta da affrontare l’accusa di omicidio volontario.