L’impronta 33 torna ad essere al centro del dibattito per il delitto di Garlasco e l’omicidio Chiara Poggi. Ecco cosa non quadra.
L’impronta numero 33, individuata sul muro della scala vicino al corpo di Chiara Poggi, è uno degli elementi su cui si concentra l’attenzione della Procura di Pavia nell’inchiesta sul delitto di Garlasco. La traccia, che secondo gli investigatori potrebbe contenere sangue, sarebbe riconducibile ad Andrea Sempio sulla base di 15 minuzie dattiloscopiche. La ricostruzione degli inquirenti, tuttavia, viene contestata dalla difesa, che propone una lettura differente dei risultati tecnici. Di questo, oltre che del rapporto tra Marco Poggi e Sempio, si è occupata la trasmissione di Canale 5, ‘Mattino 5’, evidenziando “due pesi e due misure”, rispetto alle minuzie che, invece, hanno portato alla condanna, in passato, di Alberto Stasi.

Delitto di Garlasco: le minuzie sull’impronta 33
A fare il punto sulla vicenda, come detto, è stato l’inviato Emanuele Canta durante ‘Mattino 5’, con un aggiornamento davanti alla Procura di Pavia. Secondo l’ipotesi investigativa, l’impronta potrebbe essere stata lasciata con una mano bagnata e risalire a un momento in cui l’autore del delitto si sarebbe avvicinato al corpo della vittima, appoggiandosi alla parete per osservarlo. Le caratteristiche della traccia e le 15 minuzie individuate dagli esperti porterebbero, secondo i magistrati, a identificare il palmo della mano destra di Sempio.
Il giovane sostiene invece di aver lasciato quell’impronta durante una delle occasioni in cui si era recato nell’abitazione di Chiara Poggi. I suoi legali contestano sia l’attribuzione sia la presenza di sangue, richiamando l’Obti Test eseguito all’epoca, che aveva dato esito negativo. Per gli inquirenti, tuttavia, l’intonaco della parete potrebbe aver condizionato il risultato dell’analisi.
Resta inoltre aperta la questione del numero di minuzie considerate sufficienti per identificare una traccia. La difesa ne avrebbe individuate cinque, mentre la parte civile che assiste la famiglia Poggi ne riconoscerebbe sette oppure otto. La Procura avrebbe invece adottato un approccio olistico, che valuta complessivamente le caratteristiche dell’impronta senza affidarsi esclusivamente a una soglia numerica prestabilita.
I dubbi: “Due pesi e due misure”
Nel confronto televisivo sono stati ricordati anche precedenti esami: le impronte sul dispenser del sapone attribuite ad Alberto Stasi sarebbero state valutate sulla base di 13 minuzie, mentre per quelle sul pacchetto di cereali attribuite a Chiara e su alcuni fogli sul tavolo ne sarebbero state considerate sufficienti sette. Proprio questa situazione, rapportata ai dubbi della difesa di Sempio che contesta le 15 minuzie, ha fatto sorgere diversi interrogativi anche alla padrona di casa di ‘Mattino 5’, Federica Panicucci che ha espresso un concetto insieme ai suoi ospiti che si starebbero utilizzando “due pesi e due misure”.
In caso di processo, il giudice potrebbe disporre una nuova perizia per confrontare le diverse valutazioni tecniche, oppure ritenere sufficienti gli elementi e le consulenze già disponibili.
#Garlasco, i RIS attribuirono le impronte ad Alberto Stasi con 13 minuzie; oggi la procura ha attribuito l’impronta 33 a Sempio con 15 minuzie #Mattino5 https://t.co/XvOwNfQeOj
— Mattino5 (@mattino5) October 22, 2026