L’analisi di Roberto Saviano a seguito degli scontri in piazza in Italia tra violenti, commercianti e manifestanti pacifici.
Le violenze durante le manifestazioni e i danni provocati alle attività commerciali sono stati al centro dell’intervento di Roberto Saviano a ‘Che Tempo Che Fa’. Lo scrittore ha commentato gli episodi di distruzione delle vetrine, soffermandosi soprattutto sul ruolo dei manifestanti pacifici e sulle responsabilità delle grandi aziende colpite, senza mettere inizialmente in primo piano le conseguenze per i commercianti.

Saviano e le manifestazioni in Italia: chi paga il prezzo più alto
“Quando si fanno questo tipo di manifestazioni, a pagare il prezzo più alto sono i manifestanti che diventano scudo, i manifestanti pacifici che diventano scudo, diciamo, delle aggressioni alle vetrine”, ha dichiarato Saviano durante la trasmissione condotta da Fabio Fazio.
Lo scrittore ha poi precisato la propria posizione, condannando la distruzione dei negozi e distinguendola da qualsiasi forma di protesta politica. “Distruggere una vetrina, per esempio, di chi ci ha messo l’intera vita a costruire quel negozio non è un atto politico, simbolico intendo, è pura rabbia”, ha affermato.
Un passaggio nel quale Saviano riconosce il danno subito da chi ha investito tempo e risorse nella propria attività commerciale. La sua analisi si è tuttavia concentrata anche sulle caratteristiche economiche delle aziende coinvolte negli episodi di vandalismo.
Il lato nascosto degli scontri: di cosa non si parla
Secondo lo scrittore, infatti, molti dei marchi prestigiosi presi di mira avrebbero sedi offshore e utilizzerebbero strutture societarie che consentono di pagare parte delle imposte all’estero. Saviano ha citato, in particolare, Lussemburgo, Malta e Cipro, sostenendo che queste realtà non contribuirebbero pienamente al sistema fiscale italiano pur realizzando ricavi nel Paese.
“Quando quelle aziende sono rese vittime chiaramente da questi atti, ma si nasconde la possibilità invece di raccontare l’altro aspetto, il loro reale problema politico, che è quello di guadagnare in Italia e di pagare le tasse in Lussemburgo o con accordi qui”, ha aggiunto.
L’intervento ha quindi intrecciato la condanna degli atti vandalici con una riflessione sulla fiscalità delle grandi imprese. Resta però centrale la distinzione tra le eventuali responsabilità fiscali dei marchi e i danni provocati dalla violenza, che possono colpire anche chi ha costruito la propria attività commerciale con anni di lavoro.
“Quando si fanno queste manifestazioni, i manifestanti pacifici diventano scudo delle aggressioni alle vetrine”. – @robertosaviano a #CTCF https://t.co/gRIUuj4zdO
— Che Tempo Che Fa (@chetempochefa) October 25, 2026