Il giallo delle cozze e l’addetto ai rifiuti ascoltato nel caso di madre e figlia avvelenate con la ricina a Pietracatella.
L’indagine sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia avvelenate con la ricina e decedute appunto dopo l’intossicazione, si sta ora concentrando anche su una vaschetta di cozze consumate durante le festività natalizie, argomento tra l’altro tirato fuori anche da Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime. Gli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso avrebbero ascoltato l’addetto al servizio di raccolta dei rifiuti urbani incaricato dello smaltimento nella zona in cui vivevano le due donne.

Madre e figlia avvelenate con la ricina: la testimonianza
La testimonianza si inserisce negli accertamenti per ricostruire quanto accaduto nella casa di Pietracatella, dove Antonella e Sara abitavano con i familiari superstiti: Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, e Alice, la figlia diciottenne. L’attenzione degli inquirenti è rivolta in particolare alla cena del 23 dicembre, considerata uno dei possibili momenti in cui sarebbe avvenuto l’avvelenamento.
Stando a quanto riferito, Gianni Di Vita aveva raccontato di aver portato a casa le cozze avanzate da un pranzo di lavoro del 22 dicembre, consumato in un ristorante di Campobasso. I mitili sarebbero stati mangiati in famiglia quella sera oppure il giorno successivo. I resti della pietanza sarebbero poi finiti nei rifiuti organici alla vigilia di Natale, mentre la vaschetta di plastica sarebbe stata gettata separatamente.
Cosa c’entrano le cozze
Proprio il contenitore è diventato un elemento da approfondire per capire se possa avere avuto un ruolo nella vicenda. Tuttavia, l’ipotesi che la ricina fosse presente nella confezione non convince Alessandro Locatelli, esperto del Centro Antiveleni di Pavia, che ha individuato la sostanza nelle vittime dopo migliaia di analisi.
Interpellato da Fanpage.it, Locatelli ha chiarito che la ricina non si trova naturalmente nelle cozze e che è stata questa sostanza a provocare l’intossicazione mortale, indipendentemente dal fatto che l’esposizione sia stata accidentale o volontaria. L’esperto non esclude che semi di ricino possano essere finiti in una pietanza, ma osserva che il loro aspetto, simile a quello dei fagioli, rende poco probabile una loro presenza mescolati alle cozze.
La pista alimentare resta dunque oggetto di verifiche, mentre gli investigatori proseguono la raccolta delle testimonianze per ricostruire le circostanze della morte delle due donne, inizialmente attribuita a una comune intossicazione alimentare.