Il Washington Post pubblica gli Afghanistan Papers che ripercorrono gli errori e le bugie dell’America su una delle campagne più discusse della storia recente.

Il Washington Post riapre la polemica sulle guerra in Afghanistan pubblicando un centinaia di interviste riservate. Si tratta di interviste a funzionari americani (ma non solo) che tirano le fila del lungo e complesso conflitto elencando gli errori commessi (dagli alleati).

Washington Post, gli Afghanistan Papers

Gli Afghanistan Papers pubblicati dal WP ha scatenato un terremoto politico e diplomatico che non risparmia nessuno degli ultimi presidenti statunitensi. Il lavoro del Washington Post si basa sulle note, sulle trascrizioni e sulle registrazioni audio ottenute dopo una battaglia legale durata tre anni circa.

Barack Obama
Barack Obama

Le origini della guerra in Afghanistan

Dall’analisi dei dati emerge come in effetti lo scopo primario dell guerra in Afghanistan fosse quello di debellare la minaccia terroristica per impedire che potesse avere luogo un nuovo 11 settembre. Lo scopo, sempre stando alle carte, sarebbe stato raggiunto in sei mesi, quando tutti i leader di al-Qaida erano morti. Da questo momento sarebbero iniziati gli errori perpetrati per i successivi diciassette anni.

La missione, portata a termine in tempi relativamente brevi, avrebbe superato gli obiettivi originari fissandone dei nuovi che poco avrebbero avuto a che fare con al-Qaida.

Esercito
Esercito

Afghanistan Papers, gli errori di Bush e Obana

George W. Bush e Barack Obama, come riportato dall’Afghanistan Papers del Washington Post, sarebbero i principali nomi sul banco degli imputati. Nessuno dei due presidenti sarebbe infatti stato in grado di dare una forma alla missione, con obiettivi chiari e soprattutto realisticamente raggiungibili.

Sembra addirittura che già dopo un anno i vertici militari non avessero la più pallida idea di chi fosse il nemico e di chi fossero gli alleati. Anche per quanto riguarda il target della missione la gran parte delle persone brancolava nel buio. Altri si lanciavano in più o meno logiche deduzioni.

Debellata la minaccia al-Qaida, Bush decise di mantenere una presenza militare nel paese, salvo poi cambiare le carte in tavola per iniziare una nuova campagna, quella in Iraq. Un errore fatale che avrebbe permesso ai talebani di rientrare dalla finestra dopo che erano stati cacciati. E così mentre le forze occidentali si impegnavano in una nuova missione, in Afghanistan la situazione tornava più o meno come quella in essere prima della guerra.

Obama se possibile avrebbe commesso l’errore opposto, ossia quello di lasciare il territorio controllato senza aver prima messo in piedi una struttura politica e sociale indipendente. Con i diplomatici locali allo sbando, la corruzione avrebbe facilmente preso piede e spalancato le porte dei palazzi del potere alle persone sbagliate.

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ultimo aggiornamento: 12-12-2019


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