La Procura di Ancora apre un fascicolo per l’alluvione nelle province delle Marche. “Non è stata annunciata l’allerta”.

Un’alluvione a cui non potrebbe essere attribuita nessuna colpa volontaria. Ma prima che si precipitasse in diverse città delle Marche, nessuna allerta meteo è stata annunciata. A tragedia avvenuta, le conseguenze ottenute sono state irreversibili, ma il danno poteva essere prevenuto. Ad aprire il fascicolo sul caso, la procuratrice di Ancona.

Alluvione maltempo
Alluvione maltempo

Bonus 2022: tutte le agevolazioni, chi può richiederle e come si possono ottenere

L’accusa

Nella drammatica notte del 15 settembre sono state rinvenute oltre 11 vittime e ancora più dispersi che le ricerche lavorano ancora per ritrovarli. Ma cos’è successo prima del fatidico giorno? La comunicazione da parte di Comuni e Protezione civile regionale è stata scarsa e priva di informazioni precise.

I cittadini del luogo hanno ricevuto un avviso meteo per vento e un’allerta gialla per pioggia sull’entroterra delle province di Pesaro Urbino e di Ancona. Evidentemente, ci si doveva aspettare molto di più. Le previsioni di un meteo non eccessivamente rischioso si sono rivelate fatali dopo l’alluvione che ha provocato almeno 11 vittime e danni “per miliardi”.

La Procura di Ancona sta indagando su alcuni aspetti dell’accaduto: al momento ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per omicidio colposo plurimo e inondazione colposa. Per la procuratrice Monica Garulli “quello che si riscontra in questo momento è che non c’è stata un’allerta da parte della Regione Marche nei confronti dei Comuni”.

Le ricostruzioni

Secondo i dati meteo relativi alle precipitazioni previste e i tabulati telefonici, la Protezione Civile è accusata di non aver avvertito della reale allerta che non è stata riconosciuta. Per i comuni interessati è stata emessa un’allerta di livello giallo per i settori montani e alto collinari del Pesarese e dell’Anconetano. La possibilità di forti temporali, quindi, non interessava altre località delle Marche dove l’allerta è stata lasciata verde.

Paolo Sandroni, responsabile del Centro Funzionale Multirischi, dichiara: “Penso che se un meteorologo avesse in mano le carte anche oggi rifarebbe la stessa previsione”. Le condizioni di magra dovute alla siccità dei fiumi Misa e Nevola, sono state esondate a causa di una cellula temporalesca autorigenerante che ha travolto e inondato diversi Comuni.

Le chiamate di allerta alla Protezione Civile sono iniziate ad arrivare alle 19:08 del 15 settembre, e il supporto è arrivato in seguito alla crescita di chiamate alle 21:30. A quanto emerge dai livelli di pericolo delle inondazioni avvenute nelle succesive ore, le procedure non prevedevano il raddoppio di sala e soprattutto non prevedevano che fossero attivati sul territorio dei centri operativi.

Alle 22:00 circa l’idrometro sul Misa ha superato la soglia di allarme, ma a quel punto l’emergenza era ormai conclamata. L’onda di piena aveva già travolto vari Comuni, dirigendosi verso Senigallia dove è arrivata intorno alle 23.

Riproduzione riservata © 2022 - NM

ultimo aggiornamento: 21-09-2022


Omicidio Marzia Capezzuti, l’inchiesta

Kiev: «Rapita la giornalista ucraina Zhanna Kyseliova»