Alvise di Robilant fu ucciso la sera del 15 gennaio 1997 nel suo appartamento di Palazzo Rucellai, a Firenze. Dopo quasi trent’anni, il suo resta ancora uno dei grandi gialli irrisolti della città .
Certi delitti non conoscono il passare degli anni, perché le loro ferite restano aperte sotto il peso di un dubbio mai sciolto. Quello di Alvise di Robilant è uno di quei gialli che, a distanza di tempo, reclama ancora un nome.
Conte veneziano, uomo di mondo, per anni legato anche all’ambiente delle aste e dell’arte, venne ucciso la sera del 15 gennaio 1997 nel suo appartamento al terzo piano di Palazzo Rucellai, in via della Vigna Nuova, nel cuore di Firenze. Il caso, da allora, è rimasto senza un colpevole.
Chi era Alvise di Robilant e cosa accadde quella sera
Alvise Nicolis di Robilant era nato a Bologna il 19 gennaio 1925 e aveva alle spalle una storia familiare aristocratica. Per anni fu una figura conosciuta anche nell’ambiente culturale e antiquario fiorentino, dopo avere lavorato fino al 1986 come amministratore delegato della filiale di Sotheby’s a Firenze.

La sera del delitto era atteso a una cena al Circolo dell’Unione, ma non si presentò. Intorno alle 21.30 fece ancora una telefonata a un cugino per chiedere un’immagine di Giustiniana Wynne, perché stava lavorando a un libro su una vicenda del Settecento legata ai suoi antenati. Dopo quella chiamata, di lui non si seppe più nulla.
Il corpo venne trovato il giorno successivo, verso le 16.30, dalla moglie del portiere del palazzo, entrata per le pulizie. La porta dell’appartamento era semiaperta, le luci accese. Alvise di Robilant era riverso nel salotto, davanti al divano. L’autopsia chiarì subito la brutalità del delitto: era stato colpito con dieci violenti colpi alla fronte e alla nuca con un corpo contundente mai ritrovato, compatibile con una mazza o con un bastone di ferro.
Secondo la ricostruzione, aveva tentato di proteggersi il volto dopo il primo colpo, poi era crollato a terra. Il cadavere era stato anche coperto con un copriletto, particolare che negli anni ha alimentato l’idea di un gesto compiuto da qualcuno che lo conosceva o che, dopo l’aggressione, abbia avuto una sorta di ripensamento.
Le piste, i dettagli inquietanti e il mistero mai chiuso
Fin dall’inizio gli investigatori capirono che non si trattava di un furto finito male. Nell’appartamento non c’erano segni evidenti di lotta e non risultavano ammanchi significativi, se non una anatra di cristallo che in alcune ricostruzioni è stata considerata persino una possibile arma del delitto.
Un altro dettaglio che colpì fu l’abbigliamento della vittima: al momento dell’aggressione indossava solo una vestaglia, ed era nudo sotto, circostanza che fece pensare a un incontro interrotto all’improvviso, forse con qualcuno a cui aveva aperto senza sospetti. Non c’erano infatti segni di scasso alla porta.
Negli anni sono state battute più piste. Si parlò di un possibile collegamento con il mondo dell’antiquariato clandestino, anche per la presenza di un assegno da 1.400.000 lire lasciato in salotto e per il fatto che un quadro antico raffigurante San Girolamo in camera da letto fosse stato sfregiato con un taglio. Si affacciò anche l’ipotesi passionale, ma nessuna di queste strade portò a una svolta concreta.
Sulla scena furono trovate solo ditate di sangue su una tenda, ma non poterono essere repertate utilmente. Dopo anni di sospetti e verifiche, il caso è rimasto fermo: per l’omicidio di Alvise di Robilant non ci sono mai stati condannati. Ed è proprio questo a rendere ancora oggi il giallo di Palazzo Rucellai uno dei più ostinati e inquietanti della cronaca fiorentina.