Dai trionfi sul campo a quelli in panchina: il Milan di Carletto Ancelotti

La storia rossonera di uno dei tecnici più amati e vincenti del calcio italiano.

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Ancelotti Milan – “Ancelotti è un professionista degno d’ammirazione. Da quando lo conosco, sia dopo una vittoria che una sconfitta, è sempre stato coerente alla propria filosofia. È un professionista degno di ammirazione, nonché l’allenatore dei campioni d’Europa e i suoi calciatori sono con lui. Non sono il suo agente, però mi dà fastidio che non si dia valore a tutto quello che ha fatto“. Così parlò alcuni anni fa Diego Pablo Simeone, tecnico dell’Atlético Madrid, dopo la vittoria della decima da parte del Real, proprio ai danni dei Colchoneros. Rispettato dai rivali, amato dai propri calciatori, idolatrato dai tifosi, Carlo Ancelotti è stato ed è ancora uno dei migliori al mondo. Lo è stato sul campo e da vent’anni lo è in panchina. I tifosi rossoneri qualcosa ne sanno. Ripercorriamo insieme le sue lunghe e vincenti annate nel Milan, prima da giocatore, poi da allenatore.

Ancelotti Milan: un uomo chiamato successo

Calciatore rossonero. Arrivato al Milan nel 1987 dopo otto stagioni ricche di soddisfazioni alla Roma, per 5,8 miliardi di lire (non poco per l’epoca), Carletto divenne fin da subito un pilastro della squadra rossonera. Allenatore in campo, regista ma all’occorrenza anche valido esterno di centrocampo, vinse subito lo scudetto nel 1988, conquistando poi anche la Supercoppa italiana. Nelle due stagioni successive, trionfò insieme al Milan degli olandesi nella Coppa dei Campioni, cui vanno aggiunte una Coppa intercontinentale e una Supercoppa europea. Il Milan fu anche la sua ultima squadra, visto che qui chiuse la carriera nel 1992, a soli 33 anni, dopo aver messo in bacheca il secondo scudetto in rossonero. Nella sua ultima gara a San Siro, realizzò una doppietta nel 4-0 contro il Verona. In totale, in 160 presenze con la maglia del Milan, furono 11 i gol messi a segno.

Allenatore rossonero. In merito al suo ingaggio nel 2001, Galliani dichiarò: “Non potevamo più attendere. È tornato a casa uno dei nostri. Non poteva dirci di no. Quando ci lasciò da giocatore gli strappai la promessa che in caso di qualsiasi nostra chiamata Carlo avrebbe dovuto rispondere ‘presente’. Ci stava per sfuggire, visto che nel pomeriggio stava per firmare col Parma. Ma questa circostanza non ha fatto altro che accelerare la trattativa“. E fu una fortuna per il Milan. Subentrato il 5 dicembre a Fatih Terim, riuscì a portare il Milan ai preliminare di Champions League. Tra i suoi tanti meriti, la trasformazione definitiva di Pirlo in regista. Nella stagione seguente, partendo proprio dai match di qualificazione, Carletto sfiorò il triplete, conquistando la Coppa Italia, la Champions League nella magica notte di Manchester e solo sfiorando lo scudetto (alla fine chiuderà dietro Juve e Inter). L’anno successivo porterà nella bacheca del Milan una Supercoppa europea e uno scudetto. Nel 2004-2005 una Supercoppa italiana, incappando però nel più grave ‘incidente’ della propria carriera, la nefasta serata di Istanbul. Dopo una stagione senza successi, nel 2006-2007 il Milan torna sul tetto d’Europa, ottenendo la propria vendetta sul Liverpool ad Atene. Negli anni successivi amplierà il proprio numero di trofei conquistando una Coppa del mondo per club, prima di iniziare un lento declino. Terminerà nel 2009 il proprio rapporto con il Milan collezionando 420 panchine in otto stagioni, secondo per numero di presenze dietro a Nereo Rocco. E potrebbe non essere finita, come da lui dichiarato qualche tempo fa: “Il Milan ha avuto quattro grandi allenatori: Rocco, Liedholm, Sacchi e Capello. La storia dice che sono tutti ritornati…“.