Angelo Massaro ha trascorso 21 anni in carcere da innocente per l’omicidio di Lorenzo Fersurella. La sua assoluzione ha trasformato il caso in uno dei più noti errori giudiziari.
Il caso di Angelo Massaro è una di quelle testimonianze che rimangono impresse nella memoria collettiva, andando ben oltre il valore formale di una sentenza. Il suo nome è diventato noto in tutta Italia perché per oltre vent’anni è rimasto in carcere da innocente, condannato per un omicidio che alla fine la giustizia ha stabilito non avesse commesso.
È una vicenda che ancora oggi colpisce per il tempo perduto, per il peso dell’errore e per il modo in cui un’intera vita può essere travolta da un’accusa poi crollata in revisione.
Angelo Massaro: l’arresto per l’omicidio di Lorenzo Fersurella e il dettaglio che cambiò tutto
Massaro, originario di Fragagnano, venne arrestato il 15 maggio 1996 con l’accusa di aver ucciso l’amico Lorenzo Fersurella e di averne occultato il cadavere. Il delitto contestato risaliva all’ottobre 1995, nel Tarantino, e nelle ricostruzioni accusatorie dell’epoca si parlò di un omicidio maturato nel contesto dello spaccio di droga, con Fersurella ucciso a colpi di pistola e poi fatto sparire. Su quel caso, però, il punto che finì per pesare più di tutti fu una conversazione intercettata durante un altro procedimento.

Secondo la difesa, Massaro aveva pronunciato in dialetto l’espressione “tengo stu muers”, riferita a un oggetto ingombrante che stava trainando con l’auto. Quella frase, però, venne letta come “tengo stu muert”, cioè “ho questo morto”, e diventò uno degli elementi centrali dell’accusa. Insieme alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, quel fraintendimento contribuì a portarlo verso una condanna definitiva a 24 anni, poi diventati 30 per cumulo con un’altra pena.
Ventun anni in carcere e l’assoluzione che ha ribaltato tutto
Massaro ha trascorso 21 anni in diversi istituti penitenziari, lontano dalla famiglia e dai due figli, che erano ancora piccolissimi quando fu arrestato. In carcere ha continuato a proclamarsi innocente, ha studiato, si è iscritto anche a Giurisprudenza e ha lavorato sul proprio caso fino ad arrivare alla revisione del processo. La svolta è arrivata quando la Cassazione ha accolto la richiesta di revisione e il fascicolo è tornato davanti alla Corte d’appello di Catanzaro.
Il 23 febbraio 2017 la Corte lo ha assolto per non aver commesso il fatto, riconoscendo che l’impianto accusatorio non reggeva. Tra gli elementi emersi c’era anche la prova che, nel momento indicato dall’accusa, Massaro si trovava in un’altra località.
Da quel momento la sua storia è diventata uno dei simboli più forti della malagiustizia italiana, tanto da essere raccontata anche nel docufilm “Peso Morto“, realizzato dall’associazione non profit Errorigiudiziari.com per la regia di Francesco Del Grosso. Ed è proprio questo che rende il caso di Angelo Massaro così difficile da dimenticare: non solo l’assoluzione arrivata dopo anni, ma il fatto che quei 21 anni non possano più essere restituiti.