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Giuseppe Belloli, noto come "Mostro di Treviglio": il serial killer
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Giuseppe Belloli, noto come “Mostro di Treviglio”: il profilo del serial killer

bambino rifugiato con peluche

Il nome di Giuseppe Belloli è legato a uno dei casi più inquietanti della cronaca nera italiana. Considerato un serial killer, è ricordato come il “Mostro di Treviglio”.

Il profilo criminale di Giuseppe Belloli mostra una traiettoria preoccupante che affonda le radici già nella sua adolescenza. Fin da bambino fu segnato da gravi problemi di salute, tra cui il rachitismo e una meningite. Dopo aver concluso le scuole elementari, iniziò a frequentare ambienti poco adatti alla sua età, trascorrendo molto tempo nelle osterie insieme al padre Angelo, noto per fingere una disabilità per impietosire la gente.

Giuseppe Belloli: il profilo di un serial killer

Nel 1959, a soli undici anni, venne mandato a Milano, dove la madre gli trovò un impiego come garzone in un panificio in via Brogi. Tuttavia, quell’esperienza durò poco: Belloli abbandonò presto il lavoro e, negli anni successivi, cambiò diverse occupazioni senza riuscire a trovare stabilità.

Già in questa fase emersero segnali evidenti di disagio. Uno dei suoi datori di lavoro suggerì ai genitori di sottoporlo a una valutazione psichiatrica, preoccupato per un interesse verso i bambini che appariva sempre più ossessivo.

un peluche di un orsacchiotto a terra
peluche di un orsacchiotto – newsmondo.it

Nonostante questo, gli interventi furono limitati e non portarono a un contenimento reale della sua pericolosità.

Nel 1963 si verificarono i primi episodi documentati: Belloli attirò due bambini in luoghi isolati con l’intento di abusarne. In entrambe le situazioni le vittime riuscirono a fuggire, ma non denunciarono quanto accaduto per timore delle minacce ricevute. Questo passaggio è cruciale per comprendere la sua escalation: il mancato intervento contribuì a rafforzare un comportamento già gravemente deviato.

Il suo modus operandi appare chiaro e ricorrente: avvicinava le vittime con un approccio apparentemente innocuo, spesso utilizzando la bicicletta come mezzo per guadagnare fiducia e trasportarle lontano da contesti sicuri. Una volta isolate, le aggressioni diventavano estremamente violente, mostrando un crescente livello di crudeltà.

I casi e i delitti: dalla violenza all’omicidio

Il salto definitivo verso l’omicidio avvenne tra il 25 e il 27 marzo 1964. In quei giorni Belloli uccise due bambini di sette anni, Erminio Merisio e Mario Bosis, entrambi adescati e portati via con lo stesso metodo. I corpi furono ritrovati in condizioni drammatiche, confermando un livello di violenza estrema: le vittime erano state prima aggredite sessualmente e poi strangolate.

Le testimonianze raccolte permisero un’identificazione rapida. Belloli, già conosciuto nella zona, fu arrestato il 28 marzo e confessò non solo i due omicidi, ma anche i precedenti tentativi di violenza. La sua confessione immediata e il quadro psicologico portarono alla decisione di internarlo in una struttura psichiatrica giudiziaria.

La scarcerazione e l’ultimo omicidio

Dopo anni di reclusione, nel 1971 venne dimesso. Tuttavia, il ritorno in libertà si rivelò tragicamente prematuro. Pochi mesi dopo, Giuseppe Belloli commise un nuovo omicidio: la vittima fu Giampietro Piemonti, un bambino di dieci anni conosciuto nell’ambiente di un luna park.

Il delitto avvenne nei pressi del fiume Oglio, dove il piccolo venne strangolato con una corda in nylon. In questo caso però non abusò di lui. Arrestato nello stesso giorno, inizialmente negò ogni responsabilità, mantenendo un atteggiamento distaccato. Solo successivamente confessò, di fronte all’evidenza del corpo della vittima.

Il 22 febbraio 1974 Giuseppe Belloli fu riconosciuto semi infermo di mente e condannato a una lunga pena detentiva, a cui si aggiunsero tre anni da scontare in un ospedale psichiatrico giudiziario.

Dal 2023 non si hanno più notizie certe su di lui: secondo alcune voci non confermate, si troverebbe in una struttura sanitaria in Sicilia a causa di una malattia neurodegenerativa.

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ultimo aggiornamento: 30 Marzo 2026 16:36

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