Il caso Moro: un omicidio ‘politicamente negoziato’?

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Sono trascorsi quarant’anni dal rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, un giallo ancora irrisolto nelle pagine di cronaca nera dell’Italia.

Caso Aldo Moro. A pochi giorni dal quarantesimo anniversario dalla morte di Aldo Moro, una della pagine più tristi della cronaca italiana torna alla ribalta con il forte sospetto che non sia emersa tutta la verità.

Come si legge  nell’ultima commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, “Alla luce delle indagini compiute, dunque il rapimento e l’omicidio di Aldo Moro non appaiono affatto come una pagina puramente interna dell’eversione di sinistra, ma acquisiscono una rilevante dimensione internazionale. Al di là dell’accertamento materiale dei nomi e dei ruoli dei brigatisti impegnati nell’azione di fuoco di via Fani e poi nel sequestro e nell’omicidio di Moro, emerge infatti un più vasto tessuto di forze che, a seconda dei casi, operarono per una conclusione felice o tragica del sequestro. Talora interagendo direttamente con i brigatisti, più spesso condizionando la dinamica degli eventi, anche grazie alla presenza di molteplici aree grigie, permeabili alle,influenze diverse”.

La morte di Aldo Moro, un mistero ancora da chiarire

Come riportato nella relazione della commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Aldo Moro pubblicata nel 2016 e online sul sito ufficiale del Senato, il presidente di commissione Giuseppe Fioroni punta i riflettori su tutti quegli errori commessi nel corso delle indagini che lascerebbero intendere un’implicazione maggiore rispetto alla sola responsabilità delle Brigate rosse.

Il caso Olivetti – Già nella prima relazione si era segnalato il caso eclatante della completa assenza di indagini sulla proprietà e gestione di un locale, la cui chiusura aveva un’importanza decisiva ai fini dell’attuazione dell’operazione « militare » delle Brigate rosse. I nuovi elementi documentali acquisiti dalla Commissione, nonché le testimonianze rese dal dottor Armati e dal generale Cornacchia, confermano in maniera definitiva che la figura di Tullio Olivetti non fu adeguatamente approfondita in due momenti nel quale emerse un suo possibile ruolo criminale: nel 1977, quando fu chiamato in causa nell’ambito di un traffico di armi; nel giugno 1978, quando il SISMI ipotizzò una connessione tra il fallimento del bar Olivetti e l’effettuazione della strage di via Fani, che non produsse esiti investigativi di rilievo.

Allo stato non è stato ancora chiarito in maniera definitiva il significato di tali omissioni investigative. Tuttavia, occorre rilevare che la vicenda fa emergere un possibile intreccio tra il caso Moro e una corrente di traffico d’armi che coinvolgeva sia la criminalità organizzata che l’area mediorientale e sul quale occorre compiere ulteriori e – si auspica – definitivi approfondimenti“.

Aldo Moro
Fonte Foto: https://www.facebook.com/pagina.DavidSassoli

Caso Aldo Moro, dubbi sulle indagini

Le « zone grigie » che vanno emergendo non riguardano esclusivamente le indagini compiute a suo tempo e i loro limiti ma anche, e in maniera tutt’altro che marginale, la versione brigatista codificatasi sulla base del « Memoriale Morucci » e degli interventi pubblicistici di molti terroristi a partire dalla fine degli anni ’80. In questo ambito
hanno particolare rilievo gli accertamenti in corso – nel quadro del coordinamento con la Procura di Roma – sulla vicenda dell’abbandono delle auto utilizzate dai brigatisti nell’agguato di via Fai e sulla possibile presenza di locali a disposizione dei brigatisti nell’area della Balduina” 
prosegue la relazione nel capitolo Conclusioni.

L’ombra del KGB – Il sospetto, come sottolineato dall’inchiesta, è che l’omicidio di Aldo Moro sia stato negoziato politicamente: L’inchiesta ha consentito di mettere alcuni punti fermi sulla scoperta del covo di viale Giulio Cesare n. 47, ma anche di evidenziare uno scenario più complesso, che chiama in causa la possibilità che l’arresto di Morucci e Faranda sia stato politicamente negoziato e, in questo ambito, il ruolo di Giorgio Conforto, agente del KGB noto ai Servizi italiani ben prima della scoperta di Morucci e Faranda nell’appartamento di sua figlia e inspiegabilmente mai oggetto di indagini.

La Commissione ritiene particolarmente rilevante concludere gli approfondimenti necessari a chiudere questo filone di indagine, compiendo estese indagini sul tema del rapporto BR/Autonomia e sulle trattative promosse dalla segreteria del PSI per il tramite di Franco Piperno e Lanfranco Pace”.

Questo il video con l’apertura del Tg1 sul rapimento di Aldo Moro:

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ultimo aggiornamento: 16-03-2018

Nicolò Olia