Aria condizionata: come funziona e di quale manutenzione necessita

Aria condizionata: come funziona e di quale manutenzione necessita

Accessorio ormai diffuso su quasi tutte le auto, l’aria condizionata permette di regolare la temperatura interna della vettura. Necessita di una certa manutenzione e può incidere sui consumi.

La quasi totalità delle auto moderne è equipaggiata con un impianto di aria condizionata per regolare la temperatura all’interno dell’abitacolo. Il sistema può essere manuale o automatico e prevede due funzioni: raffreddamento e riscaldamento (oltre alla semplice ventilazione). Vediamo di seguito come funziona e quali operazioni di manutenzione è necessario effettuare affinché l’impianto funzioni sempre nella maniera ottimale.

Condizionamento manuale e automatico

Come detto, il sistema di condizionamento della temperatura interna dell’auto può essere di due tipi. Quello manuale viene attivato da un comando fisico presente – in genere – sulla console centrale e contraddistinto dalle lettere A/C (talvolta il taso prevede anche una spia luminosa).

Il climatizzatore automatico prevede un pannello di controllo mediante il quale impostare l’emissione del flusso di aria fredda all’interno dell’auto. Se si tratta di un impianto di aria condizionata bizona, tra le opzioni vi è anche la possibilità di scegliere quale vano dell’abitacolo refrigerare. Inoltre si può anche regolare la portata del compressore e il grado di apertura delle bocchette di areazione. Alcuni sistemi prevedono anche il passaggio alla modalità manuale.

Aria condizionata funzionamento

Il condizionatore dell’auto funziona un po’ come una macchina termica (come ad esempio un frigorifero). Ciò vuol dire che quando vogliamo abbassare la temperatura interna dell’abitacolo, l’impianto fa in modo di sottrarre aria calda (anziché di produrre aria fredda e immetterla nell’auto). Il principio che sta alla base di questo processo è molto semplice: quando un liquido si trasforma in gas si riscalda mentre quando un gas passa allo stato liquido rilascia calore.

In pratica, l’aria calda presente all’interno dell’abitacolo viene assorbita all’interno di un evaporatore; qui perde calore al contatto con un fluido refrigerante prima di essere immesso nuovamente nell’abitacolo. A porre in circolo il fluido all’interno dell’impianto è un compressore; questi spinge il fluido in un condensatore dove si trasforma in liquido. Successivamente, viene trasferito in un serbatoio – dove vengono trattenute le impurità – prima di essere vaporizzato ed immesso all’interno dell’abitacolo.

Il compressore dell’aria condizionata auto e l’impatto sui consumi

Il compressore è uno degli elementi fondamentali dell’impianto di refrigerazione dell’auto. Il dispositivo è costituito da una serie di pistoni a cilindrata variabile, così da poter assorbire dal motore solo la potenza necessaria per far funzionare l’impianto.

L’uso del compressore – non necessario per il riscaldamento o la ventilazione – impatta sui consumi dell’auto. Quando è attivato, infatti, il dispositivo comporta un dispendio supplementare di carburante per via dell’energia necessaria al suo funzionamento. Inoltre, più l’aria che entra nel condensatore è calda, maggiore sarà lo sforzo richiesto al compressore e, di conseguenza, maggiore sarà l’energia che questi deve sottrarre al motore.

La cilindrata variabile dei pistoni del compressore consente, come detto, di regolare il consumo di carburante derivante dall’utilizzo del sistema di refrigerazione; questo genere di dispositivo è collegato direttamente al propulsore tramite un’elettrofrizione.

Aria Condizionata
Fonte immagine: https://www.flickr.com/photos/kiamotorsworldwide/6265492482

Manutenzione: come evitare i cattivi odori

Può capitare, specie se la vettura è sottoposta ad un utilizzo costante, che l’aria condizionata auto puzza. Il cattivo odore è uno dei principali sintomi di un malfunzionamento. In questi casi, è probabile che il problema derivi dal filtro antipolline, ovvero il dispositivo che ha il compito di trattenere le particelle di impurità che dall’esterno potrebbero penetrare all’interno dell’abitacolo.

Il filtro può essere di vari tipi: in carta, di fibra vegetale o a carboni attivi. Quest’ultimo è il più moderno, in quanto l’azione di filtraggio avviene per via chimica mentre i primi due sono di tipo meccanico (in quanto sfruttano un dispositivo fisico). Un filtro sporco può provocare diversi scompensi, dal cattivo odore ad una perdita di potenza nell’erogazione dei flussi di aria calda e fredda. Per evitare questo genere di inconvenienti, il filtro abitacolo va cambiato con regolarità: la sostituzione (che ha un costo piuttosto contenuto) va effettuata ogni 5.000 – 10.000 km, oppure almeno una volta l’anno. Un filtro a carboni attivi va cambiato quando il carbone perde la propria capacità di filtro.

Ci sono poi alcuni accorgimenti che permettono di mantenere l’impianto di condizionamento in buono stato. Ad esempio, prima di spegnere il motore è consigliabile impostare il riscaldamento al massimo: così si evita la formazione di muffe all’interno del circuito di condizionamento (in particolare nell’evaporatore). Per non far ristagnare la condensa, invece, si può spegnere l’aria condizionata e azionare la ventola al massimo; se il problema è lo scarico della condensa, lo si può liberare utilizzando un getto di aria compressa e poi procedere ad una pulizia di tutte le componenti. Se questi piccoli interventi non sortiscono un effetto risolutivo, allora è il caso di passare ad una pulizia vera e propria del filtro: si può fare anche autonomamente, avendo cura di ripulire per bene la parte filtrante e di rimontare l’intero dispositivo nella maniera corretta.

La ricarica del gas refrigerante

Come sottolineato in precedenza, l’impianto di refrigerazione adopera un fluido refrigerante. Questi è importante per il funzionamento ottimale del sistema: se il livello del gas è inferiore a quello standard, il climatizzatore fa fatica a lavorare a pieno regime.

Per evitare cali d’ efficienza, l’ideale sarebbe ricaricare il gas refrigerante dell’impianto ogni due anni; in alternativa, se questo lasso di tempo non è ancora trascorso ma l’auto ha già percorso 60.000 km, è bene controllare il livello del gas e – se necessario – ripristinarlo; contestualmente, si consiglia anche di controllare (ed eventualmente sostituire) il filtro disidratante che trattiene l’umidità e le impurità.

Il costo della ricarica copre un range di prezzi piuttosto ristretto; di solito si attesta tra i 70 e gli 80 euro ma può variare leggermente in base alle tariffe applicate dall’officina che effettua l’operazione ma anche a seconda del modello di auto e delle dimensioni dell’impianto. Infine, quando si tratta di gas refrigerante, non è il caso di insistere con il fai da te: gli interventi di manutenzione sono tutto sommato semplici ma il gas presente negli impianti di condizionamento dell’auto (R1234yf) è altamente infiammabile. Per un controllo completo – e per individuare perdite – si consiglia di rivolgersi sempre ad officine specializzate.

Fonte immagine: https://www.flickr.com/photos/130238163@N04/29166431488

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ultimo aggiornamento: 17-12-2018

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