Cosa dice la Legge e cosa le recenti Sentenze dalla Cassazione sul tema dell’assegno divorzile.

Una recente sentenza

Il 30 gennaio 2017 attraverso la Sentenza n. 2224. Ai sensi della L. n. 898 del 1970, art. 5, la Corte di Cassazione ha ribadito che l’accertamento relativo al diritto all’assegno divorzile deve essere eseguito andando a verificare l’inadeguatezza dei mezzi del coniuge che lo richiede.

Tale concetto è già insito nella Legge questo va ricordato e il raffronto è sul tenore di vita a quello che si aveva in situazione di matrimonio.

La Sentenza in oggetto dice che è presumibile un proseguo di tali condizioni e solo dopo l’accertamento che il coniuge da solo non riesca a far fronte alle condizioni di vita atte a mantenere con i propri mezzi il precedente tenore di vita.

Cos’è l’assegno divorzile

Vista la recente Sentenza bisogna concentrarsi su questa elargizione che avviene dopo la separazione dei coniugi uniti precedentemente in matrimonio.

L’assegno divorzile è un tipo di contributo economico che ha un tipo di finalità annoverabile come assistenziale, anche se le storie connesse a super ricchi hanno abituato le persone a vederlo più come un mantenimento di standard alti di vita.

Ma le due cose come spesso avviene per altre materie e circostanze, non sono separate.

Se da una parte vi sono standard e abitudini di vita alti, dall’altra ve ne sono di più bassi e quindi in questo senso tale assegno rimane un servizio assistenziale.

La rata di questa elargizione economica al coniuge che ne fa richiesta deve essere versata periodicamente o, in via del tutto eccezionale, in un’unica soluzione.

Per avere diritto al recepimento di questo assegno è un Giudice che deve pronunciarsi in tal senso, verificando opportunamente dei presupposti disciplinati dalla Legge in materia.

Chi ha diritto è il soggetto (coniuge) che non ha i mezzi adeguati o non può procurarseli per ragioni oggettive, questo sancisce la Legge sul tema.

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