Azione-Pd: arriva l’accordo con le condizioni di Calenda

Azione-Pd: arriva l’accordo con le condizioni di Calenda

Arriva il patto elettorale tra Pd e Azione/+Europa in funzione anti-destra.

La trattativa tra Calenda e Letta è durata giorni tra mancate risposte da parte del Pd e paletti da parte del leader di Azione. Alla fine, con un abile gioco politico la spunta Carlo Calenda. La tanto attesa, quanto discussa, alleanza con i dem avrà le sue condizioni. Nel patto siglato ieri a Montecitorio tra Calenda, Letta e Benedetto della Vedova il Pd accetta cinque delle sei priorità del programma del patto repubblicano di Azione/+Europa.

Il patto nasce nel segno dell’agenda Draghi contro i sovranisti ma resta il problema dell’ala più a sinistra dell’alleanza del Pd ovvero quella con i Verdi e Sinistra italiana che poco condividono l’agenda Draghi come sui rigassificatori e termovalorizzatore. Oggi i due partiti incontreranno il Partito democratico per trovare un’intesa e capire se ci sono ancora le condizioni per farla.

Un punto fondamentale sancito da Azione e Pd è quello di non candidare nessun leader politico nei collegi nominali così come non si candideranno personaggi divisivi. Tra questi Di Maio e Fratoianni da una parte e Gelmini e Carfagna dall’altra. La divisione dei seggi è suddivisa al 70% per il Pd e al 30% alla federazione Azione/+Europa.

Enrico Letta

La reazione al patto elettorale tra Letta e Calenda

L’obiettivo di questo patto è quello di contrastare l’ascesa della destra sovranista a Palazzo Chigi. “Era un dovere superare gli ostacoli e individuare una proposta che possa risultare vincente, convincente e alternativa a queste destre” ha sottolineato Letta. Anche Calenda è soddisfatto mentre Della Vedova chiarisce che ci saranno due front runner e che non si tratta di un centrosinistra ma di un centro e sinistra, liberale e riformatore.

Tra i punti capisaldi del programma c’è il sostegno all’Ucraina contro la Russia, il proseguimento dell’agenda Draghi dalle riforme alla riduzione della dipendenza del gas russo. Centrale la realizzazione dei rigassificatori, taglio del cuneo fiscale, ius scholae e salario minimo.

Anche Romano Prodi loda il patto e si dichiara molto contento per questa intesa per il futuro di questo paese. Non è piaciuto molto invece a Giuseppe Conte e Matteo Renzi. Per il leader dei 5 stelle si tratta di un’ammucchiata – di cui questa volta non fa parte. Per il leader di Iv invece è stata un’occasione sprecata per creare un terzo polo.

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