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Barron Trump nel mirino dell’Iran: minacce e complotti negli USA
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Barron Trump nel mirino dell’Iran: dalle minacce in tv ai complotti organizzati negli Stati Uniti

Barron Trump

Il figlio di Donald Trump sarebbe finito al centro delle minacce e dei piani attribuiti a soggetti legati all’Iran. Dalle dichiarazioni trasmesse in tv ai presunti complotti organizzati sul territorio americano, cresce l’attenzione sulla sua sicurezza.

La televisione di Stato iraniana ha mandato in onda un filmato nel quale Barron Trump, figlio ventenne del presidente americano Donald Trump, viene presentato come un possibile bersaglio.

Il video afferma che i suoi spostamenti sarebbero «interamente monitorati» e rilancia la notizia di una taglia da 10 milioni di dollari. L’esistenza della ricompensa, tuttavia, non è stata verificata in modo indipendente. Nel servizio compaiono immagini della New York University e riferimenti ai veicoli di scorta e alle misure di protezione predisposte per il giovane.

Gli autori sostengono inoltre di aver identificato alcuni suoi canali di comunicazione e profili appartenenti a persone che lo frequentano. Il filmato, ripreso da mezzi d’informazione vicini ai Guardiani della Rivoluzione, termina con un avvertimento diretto: «Barron Trump, aspettaci».

Barron Trump
Barron Trump

Non si tratta soltanto di propaganda intimidatoria

Negli ultimi anni le autorità americane hanno ricostruito diversi progetti attribuiti ad apparati iraniani per sorvegliare, sequestrare o uccidere oppositori e personalità politiche all’estero. A occuparsi di queste operazioni sono soprattutto due strutture: il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica, e in particolare la sua Forza Quds, e il ministero iraniano dell’Intelligence e della Sicurezza, conosciuto con la sigla Mois.La Forza Quds rappresenta il braccio dei Pasdaran incaricato delle attività esterne.

Opera al di fuori dei confini nazionali, mantiene i rapporti con gruppi armati alleati e può fornire finanziamenti, informazioni, addestramento e sostegno logistico. Negli Stati Uniti sia i Guardiani della Rivoluzione sia la Forza Quds sono classificati come organizzazioni terroristiche. Il Mois, invece, è il servizio d’intelligence civile del regime e ha tra i suoi compiti il controllo degli oppositori iraniani residenti all’estero. Washington attribuisce a entrambi gli apparati attività di “repressione transnazionale”, cioè il tentativo di colpire dissidenti, giornalisti e avversari politici anche dopo che hanno lasciato l’Iran.

Per ridurre il rischio di un collegamento diretto con Teheran, questi organismi non impiegano necessariamente agenti iraniani nell’esecuzione materiale degli attentati. Secondo le ricostruzioni giudiziarie americane, spesso si affidano a intermediari, persone con precedenti penali, sicari o organizzazioni criminali locali. Un emissario riceve l’incarico dall’Iran, individua il bersaglio e cerca sul posto chi possa seguirlo o ucciderlo.

Denaro, fotografie, indirizzi e istruzioni passano attraverso diversi livelli, rendendo più difficile risalire ai mandanti e permettendo al regime di negare ogni responsabilità.

Una lunga serie di precedenti

Questo schema sarebbe stato utilizzato contro la giornalista iraniano-americana Masih Alinejad. Dopo un primo piano per rapirla e trasferirla in Iran, venne organizzato un progetto per assassinarla a New York. Nel 2022 Khalid Mehdiyev fu arrestato vicino alla casa della donna a Brooklyn con un fucile, munizioni e un passamontagna.

Nel 2025 Rafat Amirov e Polad Omarov, indicati come dirigenti di una rete criminale dell’Europa orientale, sono stati riconosciuti colpevoli. Secondo l’accusa, fotografie e video dell’abitazione venivano inoltrati lungo la catena di comando fino ai funzionari dei Pasdaran che dirigevano l’operazione dall’Iran. Un altro precedente riguarda John Bolton. Nel 2022 gli inquirenti statunitensi accusarono Shahram Poursafi, membro della Forza Quds, di aver offerto 300.000 dollari per l’uccisione dell’ex consigliere per la Sicurezza nazionale. Il progetto sarebbe stato concepito come rappresaglia per la morte del generale Qassem Soleimani, comandante della stessa Forza Quds, eliminato nel gennaio 2020 da un raid americano ordinato da Trump.

Nel novembre 2024 la magistratura federale ha inoltre incriminato Farhad Shakeri, descritto come una risorsa dei Guardiani della Rivoluzione. Avrebbe ricevuto l’ordine di preparare un piano per sorvegliare e assassinare Donald Trump, coordinando una rete di collaboratori negli Stati Uniti. Due presunti complici furono arrestati a New York, mentre Shakeri è rimasto in Iran. Le accuse nei suoi confronti non costituiscono una condanna definitiva.  

La minaccia contro Barron Trump si inserisce quindi in una strategia più ampia, nella quale propaganda, raccolta d’informazioni e reclutamento di esecutori possono sovrapporsi. Prima del figlio del presidente erano stati diffusi contenuti contro Melania Trump e contro lo stesso capo della Casa Bianca. Non è possibile stabilire, sulla base del solo filmato, se dietro le minacce esista già un piano operativo.

I precedenti americani mostrano però perché le autorità non possano considerarle semplicemente provocazioni mediatiche: in diversi casi gli apparati di Teheran sono stati accusati di aver trasformato la retorica in attività concrete di sorveglianza, finanziamento e preparazione di omicidi sul suolo statunitense.

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ultimo aggiornamento: 25 Agosto 2026 9:56

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