Valter Birsa e il Milan: dalle illusioni iniziali alla fine del sogno

Valter Birsa e il Milan: dalle illusioni iniziali alla fine del sogno

Il centrocampista sloveno, tra le stelle del Chievo Verona, per una stagione vestì la casacca rossonera, con alterne fortune.

Birsa Milan – Non sono tanti i calciatori che nella storia hanno indossato le maglie di Chievo Verona e Milan. Da una parte per la vita ancora piuttosto giovane della società clivense nel calcio che conta; dall’altra perché fino agli anni più relecenti il Milan aveva raramente avuto calciatori di livello non eccelso tra le sue fila. Negli ultimi anni, l’ex che più si è fatto ricordare con affetto, se non con piacere, è stato Valter Birsa, che al Bentegodi mercoledì andrà ad affrontare nuovamente i rossoneri. Ripercorriamo insieme sue gesta in quella stagione, comunque memorabile a livello personale, del centrocampista sloveno con la pesante casacca del Milan.

Birsa Milan: due gol e qualche rimpianto

Il mancino di Vertoiba, discreto talento e possente fisicità, ha nel corso della sua carriera ricoperto diversi ruoli: seconda punta, trequartista, esterno di centrocampo. Dopo una discreta parentesi torinista, il 31 agosto del 2013 venne ceduto a titolo definitivo dal Genoa al Milan, all’interno dell’operazione che portò Antonini in rossoblù. Birsa firmò con i rossoneri un contratto fino al 2016, e scelse la maglia numero 14. Proprio il 14 di settembre il debutto all’Olimpico di Torino, una trasferta conclusasi con il risultato di 2-2. Pochi giorni dopo l’esordio in Champions contro il Celtic, quindi, il 28, la prima rete con la nuova maglia. A San Siro, contro la Sampdoria, il Milan di Allegri stava incartandosi clamorosamente. Lo stesso Birsa, partito titolare nel 4-3-2-1 del tecnico livornese, non appariva incisivo. E invece, al rientro dagli spogliatoi, servito da Robinho lo sloveno non ci pensò due volte e fece partire dal limite dell’area un sinistro chirurgico su cui nulla poté Da Costa. La partita terminò 1-0. Per una settimana Birsa fu l’eroe di San Siro. Poche settimane dopo, l’ex Genoa diede il bis. In una delicata sfida con l’Udinese, lo sloveno fece ripartire in contropiede il Milan, dialogò con Robinho e infine trovò col mancino una parabola straordinaria dai venti metri, che superò il portiere bianconero Kelava. Sembrava essere definitivamente nata una stella. Inutile dire che la storia smentì i più ottimisti. Lo sloveno riuscì a giocare qualche altro scampolo di partita, ben figurando in alcune occasioni ma generalmente subendo il tracollo della squadra prima di Allegri, poi di Seedorf. Al termine della stagione, con 21 presenze e 2 gol a referto, passò in prestito al Chievo Verona dove ridiede slancio a una carriera impannatasi sul più bello. Nel 2015 i clivensi ne acquistarono il cartellino a titolo definitivo. Una decisione che, in fin dei conti, premiò la coraggiosa società gialloblù e lo stesso calciatore sloveno, ben più di un Milan incapace di tornare quello d’un tempo, né allora, né oggi.

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