Brexit, scontro tra Johnson e l’Unione europea sugli accordi commerciali. Le parti hanno undici mesi per trovare un accordo condiviso.

Festeggiata (non proprio in grande stile) la Brexit, per Johnson è già arrivato il momento di fare i conti con le possibili conseguenze dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. E il primo nodo da risolvere dovrebbe essere quello legato agli accordi commerciali tra Londra e gli Stati membri dell’Ue.

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Caso Brexit, scontro tra Johnson e l’Unione europea

Il primo confronto va in scena già nella giornata del 3 febbraio, con Boris Johnson che incontra gli ambasciatori europei per fare il punto sulle condizioni dei rapporti tra Londra e Bruxelles. Il fautore della Brexit fissa i suoi paletti in attesa del rilancio dell’Unione europea. È facile prevedere lo scontro iniziale anche duro tra le parti, nella speranza che si possa raggiungere un accordo nei prossimi undici mesi. Allo scadere dei termini non si torna indietro.

Boris Johnson
London, UK. 5 March 2015. The new commission for the Fourth Plinth, Gift Horse by German artist Hans Haacke, was unveiled by the Mayor of London Boris Johnson this morning in Trafalgar Square.

Le richieste di Londra

La richiesta di Boris Johnson di fatto è una, non semplice da accettare però per Bruxelles. Londra vuole essere trattata da pari ma vuole ovviamente muoversi seguendo le proprie coordinate, con le proprie regole. Che saranno evidentemente diverse da quelle dell’Ue.

L’Unione europea è pronta a dare battaglia per almeno due motivi: non ha particolare interesse a far passare l’uscita dall’Ue come una mossa vantaggiosa e non vuole agevolare la vita a un futuro concorrente.

La sensazione è che Londra non voglia portare avanti un rapporto commerciale libero dai dazi. Non è da escludere che la volontà di Londra sia quella di andare verso un accordo all’australiana, con un’intesa che regola alcuni settori chiave, mentre per il resto il punto di riferimento per tutti resta l’Organizzazione mondiale del Commercio.

Passasse effettivamente la seconda linea si andrebbe verso un rapporto basato prevalentemente sui dazi, con un contraccolpo economico pesante per gli Stati membri dell’Unione europea.

ultimo aggiornamento: 03-02-2020


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