La storia del caso Graneris: la strage del 13 novembre 1975 a Vercelli, le cinque vittime, Doretta Graneris, Guido Badini, Antonio D’Elia e le condanne.
Il caso Graneris è una delle stragi familiari più sconvolgenti della cronaca nera italiana. La sera del 13 novembre 1975, in una villetta di via Caduti nei Lager 9, a Vercelli, cinque persone vennero uccise a colpi di pistola mentre erano in casa, davanti alla televisione.
A morire furono Sergio Graneris, la moglie Itala Zambon, il figlio tredicenne Paolo, e i nonni materni Romolo Zambon e Margherita Baucero.
A pianificare e compiere la strage furono Doretta Graneris, figlia di Sergio e Itala, appena diciottenne, e il fidanzato Guido Badini.
Con loro c’era anche Antonio D’Elia, rimasto fuori dall’abitazione con l’auto rubata usata per la fuga. Il delitto colpì l’Italia non solo per il numero delle vittime, ma per la freddezza con cui una figlia partecipò allo sterminio della propria famiglia.

Caso Graneris: la sera della strage nella villetta di Vercelli
Secondo le ricostruzioni, Doretta e Guido entrarono in casa come se fosse una normale visita familiare. I rapporti con i genitori erano stati difficili: la famiglia non vedeva di buon occhio Badini, disoccupato e appassionato di armi, anche se il matrimonio tra i due era ormai previsto e i Graneris avevano accettato, almeno formalmente, l’unione.
Quella sera, però, la coppia non arrivò per chiarire o per cenare. Portò con sé due pistole, una Beretta calibro 9 e una Browning calibro 7.65. Nella casa furono esplosi numerosi colpi. Vennero uccisi i genitori, il fratello minore, i nonni e perfino il cane, che avrebbe abbaiato durante la fuga.
Il movente indicato nelle ricostruzioni fu soprattutto economico: l’eredità, i soldi della famiglia, l’officina e la possibilità di iniziare una vita nuova senza ostacoli. Ma dentro quel piano entrarono anche rancore, dipendenza affettiva, immaturità e una violenza sproporzionata rispetto a qualsiasi conflitto familiare.
Gli arresti, il processo e la vita dopo il carcere
I corpi vennero scoperti la mattina successiva. Doretta e Guido furono fermati poco dopo dai carabinieri, mentre si trovavano al mercato di Vercelli.
Le prime versioni furono confuse e contraddittorie: lei inizialmente cercò di prendersi la responsabilità, poi accusò Badini; lui sostenne a sua volta versioni diverse, fino al quadro processuale che portò entrambi alla condanna.
Per Doretta Graneris e Guido Badini arrivò l’ergastolo. Antonio D’Elia, riconosciuto seminfermo di mente, venne condannato a 22 anni. Altri due amici della coppia ricevettero condanne per avere collaborato alla pianificazione e alla fase successiva del delitto.
Negli anni, Doretta Graneris è tornata più volte nelle cronache per i permessi, la semilibertà e poi la libertà condizionale. Ha vissuto lontano dai riflettori, cercando l’anonimato. Guido Badini, invece, è riapparso nelle notizie nel 2025 per una nuova vicenda giudiziaria legata a un tentato omicidio nel Bresciano.
Il caso Graneris resta una ferita della cronaca italiana: una famiglia sterminata in pochi minuti, una figlia diventata assassina dei propri cari e un delitto che, molti anni prima di Novi Ligure e del caso Maso, mostrò quanto devastante potesse diventare la violenza nata dentro le mura domestiche.