La Procura di Roma ha chiuso la nuova indagine sulla morte di Giulio Regeni. Chiesto il rinvio a giudizio per 4 persone accusate.

ROMA – La Procura di Roma ha chiuso l’indagine sulla morte di Giulio Regeni con quattro persone accusate. Si tratta di quattro uomini dei servizi segreti egiziani.

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Il caso Regeni

Ricordiamo che Giulio Regeni fu rapito in Egitto sera del 25 gennaio 2016 e fu ritrovato a nove giorni di distanza. Il corpo mostrava i segni delle torture subite dal ragazzo. Le autorità egiziane avevano addossato la responsabilità ad una banda criminale che lo avrebbe ucciso dopo averlo rapinato. Le autorità italiane non hanno mai creduto a questa ricostruzione e hanno deciso di indagare autonomamente, denunciando anche la mancanza di collaborazione da parte delle autorità egiziane.

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Caso Regeni, l’indagine dalla Procura di Roma

La Digos di Genova aveva trasmesso un esposto alla Procura di Roma che si è occupata del caso della morte di Regeni. Il documento – che porta la firma dell’avvocato Ballerini – denuncia le le pressioni che hanno “leso il diritto alla difesa della famiglia di Giulio Regeni oltre che lo svolgimento dell’attività difensiva“.

Al termine del lavoro di indagine della Procura di Roma, come specificato da il Corriere della Sera, quattro persone risultano accusate. Si tratta di quattro 007, ossia uomini dei servizi segreti egiziani. Ad uno dei quattro sarebbe contestato anche l’omicidio del giovane italiano.

Tutti e quattro invece dovranno rispondere dell’accusa di sequestro pluriaggravato. L’ipotesi degli inquirenti italiani è che nella vicenda siano coinvolte più persone, ma la mancata collaborazione da parte delle autorità egiziane non ha reso possibile una ricostruzione più puntuale dei fatti.

Secondo le ipotesi dei pm italiani, la morte di Giulio Regeni non sarebbe stata causata dalle torture subite dal giovane. Uno dei suoi carcerieri avrebbe deliberatamente deciso di ucciderlo.

Caso Regeni, chiesto il processo per 007 egiziani

La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per quattro 007 egiziani. Si tratta di uomini dei servizi segreti che dovranno rispondere delle accuse di sequestro, torture e omicidio di Giulio Regeni.

Il racconto di un testimone sulle ultime ore di Regeni

Emerge anche una drammatica testimonianza sugli ultimi giorni di Giulio Regeni, che sarebbe stato detenuto nella stanza numero 13, una cella destinata ai cittadini stranieri sospettati di attività sovversive. Una sorta di garage degli orrori, dove non vige nessuna legge. Dove i diritti umani non sarebbero rispettati, come testimoniato da tante persone che conoscono bene questo aspetto della giustizia egiziana.

Nel corso delle indagini la Procura di Roma raccolto cinque testimonianze considerate di grande importanza. Una sarebbe di un ex agente che avrebbe visto Giulio Regeni dopo il sequestro. E lo avrebbe visto nella stazione di polizia. Un altro ex agente lo avrebbe visto nella stanza numero 13. E sul corpo erano evidenti i segni delle torture.

Il racconto di un secondo testimone

Un secondo testimone, riportato da La Repubblica, ha detto ai magistrati di aver “saputo il 2 febbraio della morte di Giulio da Abdallah (l’ambulante che tradì Giulio Regeni n.d.r.). In una telefonata tra due ufficiali della National Security avevano parlato di come indirizzare la responsabilità della morte del ragazzo verso una rapina“.

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ultimo aggiornamento: 14-04-2021


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