La polizia ha fermato 13 persone vicine al clan di Matteo Messina Denaro, capo di Cosa Nostra. L’operazione è stata condotta dalla Dda di Palermo.

TRAPANI – Colpo al clan di Matteo Messina Denaro, numero uno di Cosa Nostra. Il blitz notturno della polizia ha eseguito 13 fermi tra i venti indagati dalla procura del capoluogo siciliano.

Trapani, operazione antimafia

Centinaia di agenti delle squadre mobili di Palermo e Trapani, supportati da quelli del Servizio centrale operativo, coordinati dalla Dda di Palermo, hanno dunque eseguito arresti e notifiche di indagini. Gli indagati, a vario titolo, dovranno rispondere di associazione mafiosa, estorsione, incendio, furto, favoreggiamento personale e corruzione elettorale, aggravati dal metodo mafioso.

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La rete di Messina Denaro, c’è anche un sindaco

La vasta rete del superlatitante in fuga dal 1993 è stata tracciata dalle intercettazioni. Gli inquirenti hanno scoperto una compravendita in campagna elettorale: “50 euro a voto“. E così è stato notificato un avviso di garanzia al sindaco di Calatafimi, Antonino Accardo, eletto l’anno scorso con 1900 preferenze. Fra gli indagati risulta anche un agente della polizia penitenziaria in servizio nel carcere palermitano di Pagliarelli: è accusato di rivelazione di notizie riservate.

Da Alcamo a Mazara

Le indagini coordinate dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Paolo Guido e dai sostituti Pierangelo Padova e Francesca Dessì hanno portato alla luce alcuni degli importanti fiancheggiatori di Messina Denaro, re indiscusso del trapanese. In manette Nicolò Pidone, che fa parte del mandamento di Alcamo, Salvatore Barone, ex presidente dell’Atm di Trapani e Stefano Leo, ritenuto vicinissimo a Vito Gondola, il boss di Mazara del Vallo.

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ultimo aggiornamento: 15-12-2020


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