Condannato all'ergastolo l'imprenditore Giulio Lolli: i motivi

Libia, condannato all’ergastolo l’imprenditore Giulio Lolli

Condannato all’ergastolo l’imprenditore Giulio Lolli. L’uomo è accusato di avere legami con milizie integraliste libiche.

TRIPOLI (LIBIA) – Condannato all’ergastolo l’imprenditore Giulio Lolli. L’uomo, che risulta essere latitante in Italia per il fallimento dell’azienda Rimini Yatch, è stato fermato in Libia per avere dei contatti con le milizie integraliste libiche e con i terroristi. La vicenda è seguita da vicino dalla Farnesina che nelle prossime ore potrebbe chiedere l’estradizione in Italia per contare la pena.

La ricostruzione della vicenda

La latitanza di Giulio Lolli inizia nel 2010 quando la Procura di Rimini chiede la custodia cautelare per il fallimento della sua azienda. Secondo l’accusa l’uomo ha creato un buco economico di quattro milioni di euro che ha messo fine al suo impero economico.

Ma l’imprenditore per non farsi arrestare ha deciso di scappare in fuga con la propria imbarcazione e inizia a vivere a Tripoli al riparo dalle richieste di carcerazione provenienti dall’Italia. Ma i buoni rapporti tra i due governi stavano per portare all’estradizione di Lolli. Il caso scoppiato qualche settimana dopo ha permesso all’uomo di fare perdere ancora una volta le tracce fino al 2017 quando è finito in carcere per collaborare con alcune milizie estremiste.

Tribunale
fonte foto https://twitter.com/marziadegiuli

La condanna

Questi suoi presunti rapporti hanno portato il Tribunale di Tripoli a condannarlo all’ergastolo. Nelle prossime settimane la Farnesina potrebbe avanzare la richiesta di estradizione per cercare di fargli scontare la pena in Italia. Ma dalla Libia nessuna intenzione di concederla visto che le accuse sono molto importanti.

L’uomo è finito nel mirino per presunti contatti con ambienti terroristici. Accuse non confermate dal suo legale italiano che spera in un ritorno in Italia nel giro di poco tempo per riprendere la situazione in mano e difenderlo: “A quanto mi risulta – sottolinea Antonio Petroncini – l’accusa di terrorismo non è fondata. Io però non ho seguito queste vicende. Speriamo che si creino le condizioni affinché possa tornare in Italia“.

fonte foto copertina https://twitter.com/marziadegiuli

ultimo aggiornamento: 23-09-2019

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