La crisi energetica sta colpendo tutte le strutture pubbliche anche Asl e strutture mediche.

L’aumento di luce e gas rischia di mettere a rischio le cure negli ospedali. Arriva l’appello anche da comuni e province. I presidenti di Anci e Upi hanno chiesto al governo uno stanziamento straordinario di 350milioni di euro “per compensare l’impennata delle spese energetiche“. Altrimenti i sindaci “saranno costretti a tagli dolorosi dei servizi pubblici a tutto danno dei cittadini, in vista di un autunno che già si prospetta molto difficile e preoccupante”.

Il presidente della Fiaso che rappresenta oltre 140 aziende ospedaliere ha chiesto un “contributo adatto a garantire la copertura totale delle spese aggiuntive per la bolletta in maniera da poter sterilizzare nei bilanci gli effetti del costo extra dell’energia, così come già fatto per l’emergenza Covid” ha puntualizzato Migliore a La Stampa.

L’allarme arriva anche dalle strutture ospedaliere private. In molte strutture sono già in corso interventi per ridurre i costi dell’energia. Così come spiega il direttore generale dell’Asl Toscana sud est: “Abbiamo standardizzato l’uso di energia elettrica nei parcheggi ma non possiamo lasciarli al buio, sono frequentati anche in piena notte“. In più intendono puntare sugli impianti fotovoltaici e attivare le linee di cogenerazione.

Ospedale
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Gli ospedali non possono chiudere un giorno o ridurre i consumi

Allo stesso modo il direttore generale dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano che spiega gli interventi per ottimizzare i consumi energetici rifacendo la centrale termica e altri lavori che hanno consentito un risparmio del 10%. Ma in questa situazione non è abbastanza. “Da una spesa di 3 milioni dello scorso anno quest’anno siamo a 6-7 milioni per l’energia elettrica e per il gas la spesa è triplicata” dice Nicora.

La prospettiva non è promettente. Presto ci troveremo in difficoltà anche con i beni di consumo dai farmaci ai beni di servizio. Per il nostro settore è il Covid 2: un’emergenza che si aggiunge all’emergenza.” Allarme anche a Venezia dove il vicepresidente dell’Ordine dei Medici dichiara che i costi sono raddoppiati “ma non possiamo fare nulla. Non siamo un ufficio o una scuola doe si può proporre di ridurre la temperatura o non andare in classe un giorno” afferma Leoni.

Medici e infermieri non possono indossare maglioni, così come i pazienti. Gli ospedali e tutte le strutture sanitarie devono essere operative 24h su 24 e 7 giorni su 7. Non si possono fare sconti alla sanità pubblica.

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ultimo aggiornamento: 01-09-2022


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