I presidi si domandano come potranno riscaldare le scuole.

La crisi energetica impone riflessione sui conti da fare per l’autunno e l’inverno. Si pensa a riduzioni dei termosifoni per le abitazioni private e aziende. Ma sorge il dubbio su come riscaldare le scuole e tenere i ragazzi al caldo durante le lezioni. La Gran Bretagna sta pensando di ridurre le lezioni in classe a soli tre giorni a settimana per tagliare i consumi e quindi i costi del riscaldamento nelle scuole e ridurre anche le corse dei trasporti pubblici per gli studenti.

L’ipotesi di una riduzione della settimana a scuola a cinque sta animando anche la discussione di presidi e politici italiani. Molte scuole già hanno la settimana corta, soprattutto elementari e medie. Il problema sorge per le scuole superiori delle grandi città che hanno tutte una settimana che va dal lunedì al sabato. La prossima settimana il governo dovrebbe varare il nuovo decreto per l’emergenza energetica. Ma questa ipotesi non dovrebbe rientrare in questo decreto.

Scuola
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La scelta dei presidi e dei Comuni sul riscaldamento

La scuola ha subito già molti cambiamenti in questi due anni di Covid. Per questo ora che si sta ritornando alla normalità si frena su un nuovo cambiamento a pochi giorni dal rientro a scuola. La scelta passa alle scuole e ai Comuni e Province che sono responsabili degli edifici scolastici e quindi anche del riscaldamento. Alcuni comuni già hanno avviato la discussione, da Brescia a Verona. La settimana corta permetterebbe di ammortizzare costi importanti per alcune scuole.

Una decisione che però non piace a Matteo Salvini né al Pd che pensano che l’ultima da tagliare e da ridurre è la scuola e che i problemi non si risolvono tagliando le lezioni. Anche in Campania a Benevento Mastella sta pensando di lasciare la scelta ai presidi. Ci sono però anche alternative come la riduzione del riscaldamento di uno o due gradi e di anticipare l’orario dei rientri pomeridiani.

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ultimo aggiornamento: 27-08-2022


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