Sugli scontri in Kazakistan potrebbe aver avuto un effetto anche la diffusione dei bitcoin, che richiede enormi quantità di energia. Con ripercussioni sui prezzi.

Gli scontri che hanno infiammato il Kazakistan dall’inizio del mese di gennaio sono stati in qualche modo causati anche dai bitcoin. L’analisi degli esperti è venuta alla luce nel corso dei giorni ed effettivamente aiuta a comprendere un quadro particolarmente complesso e difficile da comprendere appieno.

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Le cause degli scontri in Kazakistan

Le proteste in Kazakistan, come noto, sono iniziate a causa dell’aumento del prezzo de gpl e della benzina. Aumento che ha avuto ripercussioni, evidentemente, sui prezzi al consumo. Ma c’è chi individua una causa dei disordini anche nella diffusione delle criptovalute nel Paese.

Gli scontri in Kazakistan e la diffusione dei bitcoin

L’ipotesi di alcuni esperti è che, l’avvento delle criptovalute, che hanno un considerevole impatto energetico, abbiano portato ad un aumento dei prezzi degli idrocarburi. In effetti, stando ai dati del Financial Times, decine di migliaia di aziende attive nel mondo delle criptovalute si sono trasferite in Kazakistan, Paese che non sarebbe riuscito ad ammortizzare l’impatto della novità.

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Altri paesi verso un’emergenza energetica?

Il timore è che altri paesi possano vivere la stessa emergenza. Due su tutti, Kosovo e Iran sono considerati due Paesi a rischio. La diffusione dei bitcoin sta causando problemi alla rete elettrica, così come successo in Cina.

Il ‘costo’ energetico dei bitcoin

I bitcoin, come noto, hanno un considerevole costo dal punto di vista energetico. Il mercato delle criptovalute richiede una fitta rete di computer in attività. Il tutto ha un elevato costo energetico.

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ultimo aggiornamento: 09-01-2022


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