La guerra in Iran e in tutto il Medio Oriente con le conseguenze per l’Italia e non solo. Il Ministro Guido Crosetto ha fatto il punto.
Aveva già chiesto la massima attenzione a livello nazionale e internazionale sulle conseguenze dell’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran. Ora, il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha fatto il punto della situazione legata al conflitto in Medio Oriente soffermandosi su diversi aspetti di cruciale importanza non solo per l’Italia.

Crosetto e la guerra in Iran: tutti vulnerabili
Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, in una intervista rilasciata a SkyTg24, si è soffermato sulla guerra in Iran e in Medio Oriente augurandosi, in prima battuta, che il conflitto possa terminare il prima possibile. Sui vari aspetti delle tensioni, il titolare della Difesa ha aggiunto: “I droni hanno cambiato totalmente gli scenari di guerra. Gli attacchi da cui difendersi ormai sono molteplici, partono dal mare e arrivano al cielo”.
In questa ottica, per Crosetto “tutti sono vulnerabili. Noi creiamo le condizioni perché questa vulnerabilità tenda allo zero, cosa impossibile, come dimostrano le guerre che abbiamo vissuto. Però, ad esempio, ora gli ucraini a 4 anni dall’inizio della guerra, riescono a fermare il 90% degli attacchi”, ha fatto sapere il Ministro.
L’intervento Onu per lo Stretto di Hormuz
Tra i passaggi chiave dell’intervista rilasciata da Crosetto, di cui vi riportiamo solo pochi estratti, quello legato all’importanza dello Stretto di Hormuz a livello globale. In questa ottica, il Ministro ha richiesto l’intervento Onu: “Abbiamo tutto l’interesse, tutto il mondo ha l’interesse che Hormuz non sia coinvolta all’interno di questa guerra, perché dallo Stretto di Hormuz passa oltre il 20% del gas e del petrolio che ogni giorno riforniscono tutto il resto del mondo, tutte le attività commerciali, la vita in tutto il resto del mondo”.
Ecco perché secondo il Ministro “serve un accordo internazionale perché questo avvenga. Noi come Italia saremmo molto lieti se ci fosse una missione che mette insieme tutto il mondo per garantire il passaggio dell’energia a Hormuz. Non è invece una cosa fattibile quella di mandare delle navi che potrebbero essere interpretate come navi che partecipano alla guerra e non ad un corridoio di pace. Il modo per crearlo è quello di partire magari da un’organizzazione al di sopra delle parti come le Nazioni Unite“.