Cruciani: “Quelle immagini che abbiamo visto sono una dimostrazione”

Cruciani: “Quelle immagini che abbiamo visto sono una dimostrazione”

Le critiche di Giuseppe Cruciani alle pratiche di segregazione di genere durante le festività islamiche a Roma.

Le recenti celebrazioni del Ramadan a Roma hanno acceso un vivace dibattito sui temi della segregazione di genere e l’integrazione culturale, catalizzato dalle polemiche osservazioni del giornalista Giuseppe Cruciani durante il programma “Dritto e rovescio” di Paolo Del Debbio.

Giuseppe Cruciani

Le osservazioni di Cruciani sul patriarcato

Giuseppe Cruciani, noto per il suo stile diretto e spesso provocatorio, ha criticato aspramente la visibile separazione tra uomini e donne durante le festività islamiche, interpretandola come simbolo di un patriarcato molto più radicale rispetto a quello occidentale, spesso oggetto di dibattito pubblico.

Quelle immagini che abbiamo visto sono una dimostrazione plastica ed evidente che il patriarcato… abita invece in culture che sono dentro il suolo italiano“, ha commentato Cruciani, mettendo in luce una discrepanza significativa tra le auto-critiche occidentali e le realtà di alcune comunità islamiche in Italia. Secondo quanto scritto da iltempo.it

La spiegazione dell’Imam

Nel corso del dibattito, Cruciani ha confrontato le pratiche osservate a Roma con le dinamiche di genere generalmente più egualitarie promosse nella società italiana. Questo confronto ha suscitato un’ampia discussione sulla natura e sull’entità del patriarcato, sottolineando come, a suo parere, in Italia esso esista in forma residuale, mentre è più marcato in altre culture presenti nel paese.

L’imam di Savona, Zahoor Ahmad Zargar, ha tentato di giustificare la segregazione come misura protettiva durante la preghiera, affermando che senza i teli “Noi facciamo la preghiera e ci mettiamo così, se dietro alle donne ci sono gli uomini guardano loro il sedere“. Secondo quanto riportato da iltempo.it.

Questa spiegazione non ha mitigato le perplessità di Cruciani e Del Debbio, che hanno continuato a esprimere dubbi sulla validità di tali giustificazioni, interpretandole come ulteriori prove di una discriminazione radicata contro le donne all’interno di certe comunità musulmane.