Arriva il No da parte del Consiglio Superiore di Magistratura sul divieto dei magistrati di fornire informazioni alla stampa.

Il Csm blocca la riforma Cartabia sul divieto di fornire informazioni alla stampa da parte dei pm e lasciare dichiarazioni. Per il plenum del Csm è “palesemente irrazionale e in contrasto con il diritto di manifestazione del pensiero dei magistrati”. Il Csm ha quindi approvato un emendamento al parere sulla riforma Cartabia passato a firma dai consiglieri di Area ed approvato con 15 voti a favore, 3 contrari e 6 astenuti. Ad essere bocciato è il nuovo “illecito disciplinare” previsto dalla riforma in discussione in Parlamento, che si estende a tutte le violazioni “delle disposizioni sui rapporti con la stampa”, introdotte dalla riforma sulla presunzione di innocenza.

Il Csm parla anche di “notevoli criticità anche riguardo alla garanzia di indipendenza dei magistrati del Pubblico Ministero“. Se i magistrati fanno parola con la stampa relativamente ad un procedimento giudiziario in corso, o definito, avranno pesanti sanzioni. Nell’emendamento si sostiene che in questo modo il procuratore sarebbe vincolato nei rapporti con la stampa. Limitandolo ad avere rapporti con i giornalisti soltanto in presenza di “una specifica esigenza investigativa, o rilevante interesse pubblico“.

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Il Csm tutela il diritto di essere informati

Anche il Procuratore generale della Corte di Cassazione, Giovanni Salvi, che si esprime “contro il divieto per i pubblici ministeri, di rilasciare dichiarazioni o fornire notizie alla stampa, sull’attività giudiziaria del loro ufficio“. “Concordiamo con la proposta governativa della soppressione del “dolo specifico per le condotte lesive della dignità delle persone. Ma crediamo che non si tratta di tutelare l’interesse del Pm a rendere dichiarazioni, ma di “tutelare il diritto dei cittadini e dell’opinione pubblica, ad essere correttamente informati“.

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ultimo aggiornamento: 22-03-2022


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