Coronavirus, calano le terapie intensive in tre regioni. Preoccupa la Puglia

Coronavirus, calano le terapie intensive in tre regioni. Preoccupa la Puglia

I dati Agenas del 4 agosto sembrano confermare un leggero rallentamento della curva in Italia. E si svuotano anche gli ospedali.

ROMA – I dati Agenas del 4 agosto sembrano confermare un leggero rallentamento della curva in Italia. Il tasso di occupazione di terapia intensiva resta ferma al 3% a livello nazionale, mentre quello dei ricoveri ordinari resta intorno al 4%.

Per quanto riguarda le regioni, invece, nessuna supera la soglia di saturazione al 10%. La Puglia ha registrato una crescita dell’1% rispetto ai giorni precedenti, mentre Marche, Provincia autonoma di Bolzano e Sicilia hanno avuto una diminuzione di un punto percentuale. Si tratta di una buona notizia soprattutto per l’ultima regione, indiziata ad essere una delle prime ad approdare in zona gialla prima della fine di agosto.

Il caso Sardegna

A preoccupare è la Sardegna. La regione, come confermato anche dalla stessa Agenas, ha raggiunto il 10% dei posti occupati in terapia intensiva, il limite per entrare in zona rossa. Non sono previsti, al momento, cambi di colore perché la situazione dell’area medica non critica resta ancora sotto soglia al 5%. Questo dovrebbe consentire all’isola di restare ancora in fascia bianca fino a dopo Ferragosto.

I dati comunque sono in continuo aggiornamento e per questo nei prossimi giorni ci potrebbe essere un quadro molto diverso da quello attuale.

Sardegna

In arrivo il nuovo decreto

Il Governo, visto il quadro in continua evoluzione in Italia, potrebbe adottare nei prossimi giorni un nuovo decreto anti-Covid. Il premier Draghi, su consiglio del Cts e dello stesso ministro Speranza, starebbe pensando di ampliare l’utilizzo del Green Pass ed inserire l’obbligo dei vaccini per il personale scolastico.

La partita nella maggioranza è ancora aperta e nelle prossime ore potrebbe essere convocata una cabina di regia per fare il punto della situazione e arrivare ad un compromesso per evitare nuovi strappi nell’esecutivo.

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