Dare del fascista ad un politico non è reato. Non convalidato il sequestro degli striscioni contro Salvini

La Procura di Bari non ha convalidato il sequestro degli striscioni contro Salvini. Per il magistrato “dare del fascista ad un politico non costituisce un reato”.

BARI – Nessun sequestro per gli striscioni che, durante un comizio di Matteo Salvini a Gioia del Colle, sono stati presi in custodia dai carabinieri. “L’uso dell’epiteto ‘fascista’ per caratterizzare l’ideologia politica del segretario di un partito leader di un movimento politico – precisa la Procura di Bari – costituisce una normale critica politica anche se espressa in toni molto aspri“.

E’ evidente – continua il procuratore – che le frasi riportate sugli striscioni si riferiscano non già alla persona in quanto tale ma all’attività e alle linee politiche di Salvini e della Lega, e costituiscono un’espressione di personale dissenso e di personale opinione politica. Affermare che un partito politico è una vergogna ed esprimere il proprio convincimento su omosessualità ed omofobia costituiscono legittime manifestazioni del pensiero scevre da connotati denigratori“.

Matteo Salvini
Matteo Salvini (fonte foto: https://www.facebook.com/salviniofficial)

Bari, non convalidato il sequestro degli striscioni contro Salvini

L’episodio contestato da Matteo Salvini e dagli inquirenti risale al 21 maggio 2019 quando durante un comizio elettorale del vicepremier leghista sono apparsi su un cavalcavia due striscioni con queste scritte: “Meglio lesbica e comunista che salviniana e fascista” e “La Lega è una vergogna, Pino Daniele“.

E’ scattato immediatamente il sequestro da parte dei carabinieri poi non convalidato dalla Procura di Bari. I magistrati hanno ribadito come dare del fascista ad un politico non è un reato punibile. Una vicenda che può creare un precedente molto importante visto che in questa lunga campagna elettorale sono stati sequestrati diversi striscioni contro Matteo Salvini. Anche le altre indagini, quindi, potrebbero essere archiviate ma la decisione finale come sempre spetterà alle Procure di competenza. Ma intanto il provvedimento di Bari può essere interpretato come un nuovo affronto della magistratura italiana nei di Matteo Salvini.

ultimo aggiornamento: 26-05-2019

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