Il caso del Morrone è il delitto in cui persero la vita Diana e Tamara, due giovani escursioniste. Rimangono ancora parecchi dubbi sul caso.

Sono trascorsi 25 anni dal delitto del Morrone. Durante la vicenda, persero la vita Diana Olivetti e Tamara Gobbo. Nonostante siano passati parecchi anni, rimangono ancora molti dubbi sulle esatte dinamiche che hanno condotto le due alla morte.  

Secondo la giornalista Maria Trozzi, sul caso “Ci sono aspetti mai chiariti”. L’omicidio avvenne il 20 agosto del 1997, nella località Mandra Castrata, nel monte abruzzese. Il killer è Alivebi Hasani conosciuto come Alì, un pastore macedone che 25 anni fa uccise due escursioniste. 

A sopravvivere alla mattanza fu solo Silvia Olivetti, la sorella di Diana. Riuscì a salvarsi fingendo di essere morta. Il procuratore di Sulmona, Giuseppe Bellelli, ha parlato a “IlGiornale.it” del caso: “Il delitto del Morrone scosse profondamente noi abruzzesi. E ancora oggi, nonostante la vicenda giudiziaria sia conclusa da tempo, la ricordiamo con profondo dolore”. 

La Corte d’Assise dell’Aquila condanno all’ergastolo il killer per il pluriomicidio. Ma qualcosa non torna. La giornalista Maria Trozzi, ha spiegato a “LaPresse.it”: “Nonostante la condanna di Hasani, ci sono ancora dei punti oscuri sulla dinamica dell’accaduto. Purtroppo, per i mezzi investigativi di cui si disponeva al tempo, non fu possibile fare ulteriori accertamenti”. 

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La vicenda 

Siamo al 1997. Tre ragazze, Silvia, Diana e Tamara decidono di recarsi in Abruzzo per le vacanze. Decidono di fare un’escursione sul monte Morrone (da qui il nome del caso). Dopo un paio d’ore di cammino, incontrano un pastore (colui che diventerà il loro kiler) e gli chiedono informazioni. 

Hasani indica loro la strada e si offre di scortare le giovani, che decidono di accettare. Arrivati in un bosco, Hasani tira fuori una pistola e ordina alle ragazze di seguirlo. Silvia si ribella, e implora il pastore di lasciarle andare. Ma in tutta risposta Hasani apre il fuoco contro la ragazza e la colpisce all’addome. 

Silvia si accascia a terra, e per salvarsi si finge morta. A quel punto Tamara grida, così il pastore apre il fuoco anche contro di lei. Subirà la stessa sorte anche Diana: lo straniero però, prima di toglierle la vita, cerca di violentarla. 

Dopo cinque ore di cammino, Silvia, unica superstite, raggiunge Sulmona e chiede aiuto. Iniziano le indagini e di lì a breve i carabinieri trovano i corpi delle due ragazze ed il pastore che dorme tranquillamente sui monti. 

La sentenza 

“Per il delitto raccapricciante che ha commesso non merita di incontrare più i familiari delle vittime come non merita le attenuanti generiche poiché, di fronte alla possibilità di confermare in aula la confessione resa alla Polizia ed il pentimento allora espresso ha invece preferito ritrattare ogni cosa“. Sono queste le parole lette dalla pm durante la sentenza. 

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ultimo aggiornamento: 28-07-2022


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