Nuovi dettagli sono emersi in merito al delitto di Garlasco e alla posizione dell’ex comandante dei Ris, Luciano Garofano.
Il ruolo di Luciano Garofano nelle indagini sul delitto di Garlasco è tornato al centro dell’attenzione per una questione rimasta senza una spiegazione documentale. L’allora comandante dei Ris non aveva ricevuto l’incarico di consulente della Procura e la pm di Vigevano Rosa Muscio, che seguiva il caso insieme al procuratore Alfonso Lauro, gli aveva negato per due volte l’autorizzazione a partecipare ai sopralluoghi. Eppure, alla fine, fu proprio lui a firmare la relazione tecnica redatta dai carabinieri Marino e Mattei.

Delitto di Garlasco: il doppio “no” a Garofano
La prima richiesta di Garofano risale al 3 settembre 2007. Nella comunicazione veniva precisato che le difese interpellate non avevano sollevato obiezioni alla sua presenza. Nonostante questo, la pm Muscio respinse la domanda. Una seconda istanza fu presentata l’8 settembre dello stesso anno: in quell’occasione, Garofano chiedeva di assistere alle operazioni in qualità di comandante del reparto e di ufficiale di polizia giudiziaria. Anche questa volta, però, non arrivò il via libera.
La motivazione del diniego, secondo quanto ricostruito, era legata alla natura delle attività in corso. Si trattava infatti di accertamenti tecnici irripetibili disposti dalla Procura, ai quali potevano prendere parte soltanto i difensori delle parti e i rispettivi consulenti.
Anche la difesa di Alberto Stasi, allora rappresentata dagli avvocati Giovanni ed Eleonora Lucido, padre e figlia, aveva manifestato attraverso una memoria la volontà di non consentire l’accesso al sopralluogo a persone diverse da quelle formalmente incaricate dal pubblico ministero o ammesse secondo le disposizioni del codice. I legali si erano inoltre riservati di contestare la validità delle operazioni qualora tale indicazione non fosse stata rispettata.
I dubbi sull’incarico e la firma della relazione
Come riportato dal Corriere della Sera, l’incarico per gli accertamenti era stato affidato dalla pm Muscio ai carabinieri Marino e Mattei. Garofano, pur guidando il reparto, non risultava quindi autorizzato a partecipare.
Resta allora la domanda: come arrivò a firmare la relazione tecnica dei due militari? I pm di Pavia speravano di ottenere chiarimenti da Marino durante l’interrogatorio del 10 settembre scorso. L’attuale comandante del reparto di Biologia dei Ris, tuttavia, non ha fornito una spiegazione sul punto. Si è limitato a precisare di non aver chiesto compensi, fatta eccezione per i rimborsi di viaggio, e a definire l’attività svolta come un’”indagine tecnica del reparto”. Agli atti, infine, non risultano documenti che chiariscano perché la pm Muscio abbia successivamente modificato la propria posizione.