Dopo i dubbi emersi sull’operato dei Ris per il caso del delitto di Garlasco, Luciano Garofano ha voluto dire la sua apertamente.
Il colpo di scena legato alla chiusura delle nuove indagini sul delitto di Garlasco da parte della Procura di Pavia ha fatto emergere dubbi sull’operato dei Ris e in questo senso anche di Luciano Garofano. Proprio l’ex comandante ha voluto dire la sua in una intervista al Corriere della Sera dove ha sottolineato ancora la colpevolezza di Alberto Stasi aldilà del dato discusso legato al DNA sui pedali della sua bicicletta che sarebbe stato “omesso” appunto dall’Arma.

Delitto di Garlasco: Garofano difende i Ris
Al Corriere della Sera, Garofano ha spiegato come stia vivendo questo momento dopo i dubbi emersi sui Ris e sul suo conto in merito al delitto di Garlasco e alla chiusura delle indagini da parte della Procura di Pavia: “Con fatica e sorpresa. È ormai chiaro che qualcuno sta provando a demolire il Ris e 50 anni del mio lavoro. Sto subendo un attacco mediatico senza precedenti, ma non consentirò a nessuno di distruggere me e il Ris”.
Sui dati legati ai pedali della bici di Stasi: “La Procura parla di dati grezzi non rinvenuti. Che però, guarda caso, il Ris, cioè il colonnello Marino, ha prodotto su richiesta dell’autorità giudiziaria. 18 anni dopo? Vero. Ma se qualcuno voleva nascondere qualcosa ora non li avrebbe messi a disposizione. E poi i dati grezzi normalmente non fanno parte degli allegati che confluiscono negli atti dell’indagine, ma vengono forniti su richiesta”.
Garofano ha aggiunto: “Se qualcuno voleva nascondere qualcosa ora non li avrebbe messi a disposizione. E poi i dati grezzi normalmente non fanno parte degli allegati che confluiscono negli atti dell’indagine, ma vengono forniti su richiesta”.
Il Generale ha quindi spiegato che si tratta di una “deduzione forzata” dire che si sia nascosto dei dati favorevoli a Stasi.
La colpevolezza di Stasi e il pensiero su Sempio
Nell’intervista al Corriere di cui vi stiamo riportando solo qualche stralcio, Garofano ha confermato la sua convinzione sulla colpevolezza di Stasi: “Il colpevole resta Stasi? Sì. Aggiungo. Anche se il dato del Dna sui pedali dovesse essere messo in discussione (e non è così) questo non demolisce tutti gli altri indizi a carico di Stasi. Senza alcun pregiudizio, ma conoscendo gli atti, sono convinto che l’unico colpevole sia lui”.
Sul suo operato e l’indagato Sempio: “Io amo il mio lavoro e sono andato in tv in funzione dei casi di cui mi sono occupato. Sono diventato personaggio in quanto esperto che poteva portare un contributo. Mi sembra giusto continuare ad espormi anche per quanto ho appena detto: io credo che su Sempio non ci siano elementi che possano dimostrare che è lui l’assassino”.
E ancora: “[…] Non mollo per la mia storia e per l’amore verso il Ris e l’arma dei carabinieri”.