Nuovi dettagli sul delitto di Garlasco con particolare riferimento alla ormai famosa porta a soffietto. Cosa è emerso.
La porta a soffietto della villetta di via Pascoli, al centro del giallo del delitto di Garlasco, è uno degli elementi importantissimi della nuova ricostruzione investigativa sull’omicidio di Chiara Poggi. Secondo quanto emerso dal dossier fotografico confluito nell’inchiesta della Procura di Pavia, la porta che separa il soggiorno dalle scale della cantina sarebbe stata aperta e richiusa almeno cinque volte nella sola giornata del 14 agosto 2007, il giorno successivo al ritrovamento del corpo della giovane.

Delitto di Garlasco: il caso della porta a soffietto
Gli investigatori hanno ricostruito la sequenza analizzando fotografie e relativi metadati, con immagini scattate tra le 14.07 del 13 agosto e le 15.15 del 20 agosto. Nell’intera documentazione, di cui ha parlato in queste ore Il Messaggero, la porta compare sei volte aperta, due volte chiusa e due volte semichiusa. La ripetuta manipolazione della porta viene considerata rilevante perché, secondo il rapporto, ogni contatto con l’anta o con il pomello può comportare l’asportazione di materiale genetico anche in presenza di guanti e la cancellazione, per sovrapposizione, di eventuali impronte.
Un elemento indicato nella nota integrativa inviata l’11 giugno dal Nucleo investigativo di Milano ai pubblici ministeri riguarda proprio i tempi dei prelievi. Il tampone per raccogliere il DNA dal pomello fu effettuato il 5 settembre 2007, quindi dopo tutte le aperture e chiusure documentate nelle fotografie. Da diciannove anni, inoltre, non risultano impronte né sulle ante né sul pomello della porta.
Alberto Stasi, ex fidanzato di Chiara, aveva riferito di aver aperto la porta al suo arrivo, ma non furono rilevate tracce dattiloscopiche riconducibili a lui. Allo stesso modo, non risultavano impronte attribuibili a un eventuale altro assassino.
Le problematiche sugli accertamenti
Gli accertamenti hanno evidenziato anche una seconda criticità, relativa alla documentazione delle attività tecniche. Nella relazione del Ris di Parma del 24 agosto 2007 vengono descritte operazioni dattiloscopiche che, secondo la Procura, non trovano riscontro nei verbali delle attività svolte nella villetta nei giorni precedenti. Tra queste viene indicato anche l’utilizzo della “supercolla” per evidenziare le impronte latenti. Nei verbali del 21 agosto, però, non sarebbe presente alcuna indicazione di tali operazioni né delle ulteriori analisi effettuate con altri reagenti.